Quanta strada nei suoi sandali


Della “Shangai di orticelli, strade, reti metalliche, villaggetti di tuguri…” che conduceva a Tor Pignattara secondo il Pier Paolo Pasolini di Ragazzi di vita, i “gruppi di palazzoni” la fanno oggi da padroni, anche se nella toponomastica le “marane” sono ancora molto ben rappresentate ma senza più mostrasi.

Una cosa resta tuttavia immutata ed è ciò che ha dato il nome a questa zona urbanistica tra Prenestino e Labicano: il mausoleo di Elena, madre dell’imperatore Costantino I, eretto da quest’ultimo tra il 326 e il 330 d.C. e conosciuto, appunto, col popolare soprannome di Torpignattara. È detto così perché nel materiale della struttura superiore sono state incorporate, allo scopo di alleggerirla, delle “pignatte” ossia anfore vuote oggi visibili per il parziale crollo della volta. In origine avrebbe dovuto contenere le spoglie dello stesso imperatore, ma fu invece utilizzato come sepoltura per la madre Elena, morta intorno al 328-329. Nella nicchia rettangolare di fronte all’ingresso era probabilmente collocato, fino all’XI secolo, il sarcofago di Elena in porfido rosso, decorato con scene di guerra, oggi conservato ai Musei Vaticani.

Ed è qui che termina la storia davvero leggendaria di Elena i cui inizi sono avvolti nell’incertezza: nasce intorno al 248-257 d.C., forse a Drepanum nell’attuale Turchia – che il figlio Costantino chiama Helenopolis “città di Elena” – di condizioni sociali più che umili, ma solo per alcune fonti. Non si sa di preciso neppure quando Elena incontri Costanzo Cloro di cui diventa moglie, o concubina.

Si sa di certo però che Elena dà i natali a Costantino e qualche tempo dopo viene abbandonata da Costanzo per Teodora, figliastra dell’imperatore Massimiano, a causa del solito intreccio tra motivi dinastici e politici. Ma Costantino è suo figlio e dalla nebbia iniziale si fa strada la figura di una donna eccezionale che cammina accanto a lui fino a diventare Augusta dell’Impero romano, imperatrice e santa.

Come Costantino (forse prima di lui, ma non è certo), anche Elena si converte al Cristianesimo tanto da affrontare nel 327-328 un viaggio nelle province orientali dell’impero. Sia che i motivi fossero solo religiosi o anche politici, comunque l’immagine di Elena è da allora venerata per quel pellegrinaggio in Palestina, soprattutto grazie al presunto ritrovamento della “vera croce” su cui morì Gesù. Questa importante reliquia, insieme ad altre non meno sacre alla tradizione cristiana – la croce di uno dei ladroni, la spugna imbevuta d’aceto, frammenti della corona di spine, un chiodo della croce e il titulus crucis – sono conservate a Roma nella basilica di Santa Croce in Gerusalemme, costruita sul palatium Sessorianum di Elena.

Costantino rimane sempre al fianco della madre, onorandola tanto da conferirle il titolo di augusta e accompagnandola nell’ultima dimora, quel mausoleo costruito al terzo chilometro della via Casilina, chiamato dai romani di ieri Ad duas lauros (presso i due allori) e da quelli di oggi, più prosaicamente, Torpignattara.

Nonostante le tante, seppur incerte, notizie sull’imperatrice, se ne conosce poco l’aspetto esteriore. Una scultura che la rappresenta è al centro della sala degli Imperatori dei Musei Capitolini (Palazzo Nuovo), in cui Elena sembra godersi la compagnia dei tanti imperatori romani e personaggi delle famiglie imperiali i cui ritratti le fanno da cornice. Raffigurata come Afrodite secondo un modello classico di Fidia, Elena è circondata da Augusto e da sua moglie Livia, Germanico, Agrippina Maggiore e Nerone, Vespasiano e Tito, Traiano. Mentre il figlio Costantino, dall’altro lato della piazza nel cortile del Palazzo dei Conservatori, serba uno sguardo severo levando in alto, a monito, l’indice della mano destra.