L’età dell’equilibrio


Nelle Memorie di Adriano, la biblioteca istituita a cura di Plotina nel Foro dedicato al marito Traiano è definita “Ospedale dell’anima”. Marguerite Yourcenar non dubita che, per la moglie dell’imperatore, in un corpore sano fosse essenziale la presenza di una mens altrettanto sana.

Traiano sposa Plotina prima di diventare imperatore, onorandola col titolo di Augusta nel 105, dopo le spedizioni per la conquista della Dacia; la moglie lo segue per tutta la vita e gli è accanto anche al momento della morte, a Selino in Cilicia, ribattezzata Traianopoli da Adriano. Ne riporta, inoltre, le ceneri a Roma, deponendole nella base della colonna traiana, chiuse in un’urna d’oro.

Pompeia Plotina Claudia Phoebe Piso in effetti sembra essere stata persona colta, intelligente e dotata anche della virtù rara dell’umiltà. Così la descrive Cassio Dione: “Seco era Pompea Plotina sua moglie, donna d’alto affare ed emula delle virtù del marito”, il giorno in cui entrando nel palazzo imperiale a fianco di Traiano, sulle scalinate del Palazzo Imperiale, rivolta al popolo pare abbia detto:Quale io entro ora qua, tale desidero anche d’uscirne”.

Da molti considerata l’artefice dell’adozione di Adriano – in punto di morte del marito, quando l’impero sembrava privo di degno successore – Plotina condivide con il figlio adottivo la simpatia verso la scuola epicurea di cui favorisce il rilancio proteggendo i giovani filosofi romani e greci. Intelligenza, cultura, modestia e rettitudine la guidano nel suo percorso nella storia non solo nella veste di semplice consorte dell’imperatore, ma anche come promotrice di riforme economiche e sociali: tassazioni più eque, migliore educazione, assistenza per i poveri e maggiore tolleranza civile.

Virtù che sembrano trasparire dal suo ritratto conservato nella Sala dei Filosofi dei Musei Capitolini, una semplice testa di donna scolpita in marmo dal viso malinconico con una bella pettinatura alta e stretta. Nelle monete, è proprio l’acconciatura ad identificare Plotina con la linea ad alto diadema, di moda all’epoca di Traiano, sebbene, nel suo caso, più semplice di altre coeve; i capelli si riuniscono sulla nuca in piccole trecce che si prolungano a volte sul collo in una coda legata da un nastro liscio. Questa acconciatura ordinata si accorda al viso austero della donna e alla sua presunta mestizia, fatta risalire da alcuni alla mancata maternità e alle preferenze sessuali attribuite al marito, elementi che non hanno tuttavia distolto Plotina dai propri doveri di moglie e compagna in quasi vent’anni di esercizio del potere imperiale.

Amante dell’arte e della cultura, queste passioni e la filosofia epicurea le sono forse di aiuto per mantenere salda la propria identità ed impostare su queste basi il proprio rapporto con Adriano col quale, infatti, si stabilisce una profonda sintonia intellettuale. Il culto del bello, il piacere degli occhi sono colti in pieno dal futuro imperatore che metterà in pratica queste qualità arricchendo costantemente di monumenti e opere d’arte Roma e molte delle città toccate dai suoi frequenti viaggi ed edificando la splendida villa Adriana di Tivoli. Un legame forte, che Adriano non dimentica, facendo costruire come estremo omaggio ai suoi illustri predecessori divinizzati il Templum Divi Traiani et Plotina a Roma, di cui resta l’iscrizione dedicatoria, conservata ai Musei Vaticani, e poco altro. Mentre a Nîmes (Nemausus), città natale di Plotina, Adriano ne onora la memoria innalzando in suo onore una basilica, oggi scomparsa.