IMPERATOR • CÆSAR • DIVI • FILIVS • AVGVSTVS


Il 23 settembre del 63 a.C., Azia, nipote di Gaio Giulio Cesare, diede alla luce a Roma l’unico maschio, figlio suo e di Gaio Ottavio, esponente dell’aristocrazia municipale di Velitrae (attuale Velletri). Per l’avvenire del giovane Gaio Ottavio, che ricevette lo stesso nome del padre, fu determinante la parentela con la ricca famiglia patrizia dei Giuli. Questo legame determinò la sua adozione da parte del prozio Cesare, che era senza figli, e aveva come parente maschio più prossimo proprio il giovane Gaio Ottavio: senza questa connessione la storia di Roma si sarebbe svolta certamente in modo diverso o, per lo meno, nessun Augusto avrebbe determinato il destino di Roma.

Quando il 15 marzo del 44 a.C. Cesare venne ucciso dai suoi avversari repubblicani, il giovane Ottavio, di soli 19 anni, era in Macedonia per ampliare la sua formazione culturale e militare. Giunto a Brindisi e venuto a conoscenza delle volontà testamentarie del prozio, decise di assumerne l’eredità politica e, raggiunta Roma, assunse ufficialmente il nome di Gaio Giulio Cesare. Vendicato Cesare con l’uccisione dei cesaricidi nella battaglia di Filippi (42 a.C.) e sconfitta l’opposizione repubblicana, l’ascesa politica di Gaio Ottavio fu inarrestabile e portò poi il Senato a conferirgli il titolo di Augustus il 16 gennaio del 27 a.C., facendone il primo imperatore di Roma.

Augusto ottenne anche il conferimento di una serie di magistrature e onori che, come ben specifica lo storico Svetonio, furono create per lui o per lui rese perpetue. Indicativa in tal senso l’attribuzione nel 23 a.C della tribunicia potestas e dell’imperium proconsolare a vita. Augusto fu anche un abile e fine politico che, dai campi di battaglia e dalle numerose vittorie, fu capace di trasmettere un messaggio di pace e di prosperità per tutto l’impero e gli onori che gli furono conferiti dimostrarono quanto eccezionali fossero le sue gesta. Il suo nome, infatti, fu incluso in tutte le preghiere e in tutti i voti dei sacerdoti e il suo compleanno fu dichiarato giorno di festa. Con il conferimento nel 12 a.C. del pontificato massimo, egli venne riconosciuto ufficialmente come il più alto rappresentante di Roma di fronte agli dei e nel 2 a.C. fu nominato anche pater patriae.

Nell’estate del 14 d.C., Augusto accompagnò il figlio adottivo Tiberio, in partenza verso l’Illiria, fino a Benevento e si recò poi a Nola dove era morto suo padre Ottavio: il 19 agosto di quell’anno egli morì proprio nella stessa stanza dove era morto suo padre.

Pochi tra i suoi successori ebbero una conoscenza diretta dell’impero che potesse equipararsi a quella di Augusto. Già prima di divenire imperatore, egli aveva conosciuto l’Italia, la Grecia e molte regioni orientali ma l’autentico centro del potere rimase sempre Roma che divenne, anche urbanisticamente, il cuore dell’impero e del mondo conosciuto. Tutti potevano vedere con i propri occhi dove si faceva politica, poiché il potere si esprimeva soprattutto con immagini che evocavano un’epoca di pace, di prosperità e di equilibrio. Fu così che Roma andò trasformandosi in una vera e propria capitale cosmopolita bene espressa dalla celebre frase che, secondo il racconto di Svetonio, Augusto avrebbe pronunciato in età avanzata, quella cioè di aver ricevuto una “…Roma di mattoni e di averla lasciata in marmo…”. La città, inoltre, fu divisa amministrativamente in 14 regioni, che ancora oggi si riflettono nel tessuto urbano della città storica.