Un ospite illustre


L’Apollo di Mantova al Palazzo dei Conservatori

Fin da bambina ho sempre avuto negli occhi un misterioso sensore, una specie di rilevatore di bellezza che scatta ogni volta in cui mi trovo davanti ad un’opera d’arte di mirabile splendore. Quando scatta gli occhi mi s’appannano come se un pianto riparatore dei mali del mondo fosse pronto a irrompere. E invece niente. Le lacrime restano lì, congelate per qualche attimo, e poi si dissolvono.

Stamattina è scattato davanti all’Apollo di Mantova.
Quei pochi faretti posizionati meravigliosamente sulla statua ne decantano tutta la bellezza, una bellezza che affascina. Incanta. Seduce. E così gli giri intorno, ti fermi a contemplarlo, ne scruti ogni dettaglio fino a quando non ti senti pieno di quell’armonia che l’opera riesce a trasmettere. Quel marmo levigato fino a diventare lucido in alcuni punti ha un effetto incorporato di porcellana trasparente. Il volto ovale, le labbra tumide e gli occhi allungati gli conferiscono una sorta di divinità lieve, capace di accarezzare i sensi.
Il suo corpo dal braccio mutilato è quasi un unico corpo con l’albero di alloro, reso ancora più gentile e sinuoso da un serpente che vi si attorciglia. Una bellezza ideale, quella di Apollo, che incarna in sé la sintesi di un’antica armonia recuperata al presente: un dio giovane, quasi un anelito di perfezione in quei tratti classici, forse nostalgici, in cui si fondono memorie e promesse.

Fino al 6 gennaio 2009 la Sala degli Arazzi dei Musei Capitolini ospiterà la statua in marmo greco dell’Apollo di Mantova, in prestito temporaneo da Palazzo Ducale.  L’opera magnificamente conservata è databile all’epoca dell’imperatore Adriano (117-138 d.C.)

Chi sta a Roma o passa da Roma non perda questa straordinaria emozione.