La Metafisica del Metaverso


Al Museo Bilotti di Villa Borghese c’ero andata per vedere la mostra del Big Bang (ve ne parlerò nei prossimi giorni) e approfittando della visita ho fatto un giro nella sala della mostra permanente dedicata a Giorgio De Chirico.
Quando rivedi un’opera a distanza di anni e hai compiuto un percorso cognitivo attuale (o”virtuale” se preferite) la stessa opera ti riserva nuove sorprese per le numerose analogie che riesci a cogliere.
Ebbene, rivedendo “Venezia, regate in costume” (1956) ho avuto la percezione che De Chirico avesse presagito l’era digitale, più precisamente quella di Second Life.
Se entriamo infatti nella Venezia ricostruita nel metaverso abbiamo la sensazione che Piazza San Marco evochi e reinterpreti la pittura dell’artista, riproponendo una visione metafisica dai contorni netti, in cui personaggi ed oggetti coesistono inspiegabilmente nello stesso contesto. Forme geometriche come simboli spaziali tornano a riempire lo schermo anziché la tela, mentre le prospettiva sono il sistema con cui si coordinano geometricamente figure ed oggetti in uno spazio unitario. Lo spazio si confonde con le cose e il principio logico  diventa il principio del non-logico, dell’assurdo. Lo spazio che in De Chirico è pura figura prospettica, profondità senza capienza, impraticabile e inabitabile, diventa nel metaverso percorribile ed abitabile, pur mantenendo le stesse caratteristiche filosofiche.
In entrambi i colori caldi e profondi sono duri e solidificati negli oggetti e nelle costruzioni; così come la luce in De Chirico è intensa e immobile, anche nel metaverso non ha vibrazione né raggio. Ma anche le architetture che vedono il ribaltamento di tutte le le scale di misure svuotano di significato le forme solenni degli edifici ricostruiti in prim. Anche qui tutto è reso con un freddo scrupolo di oggettività e laddove l’artista surrealista faceva esistere le cose in una condizione di irrelatività e di impossibilità, dentro Second Life si tende a spaccare lo schema fino a rendere ogni cosa possibile. Il ribaltamento consapevole della realtà nella non-realtà rappresentato De Chirico diventa nel metaverso condizione di vita. Salvo poi sfondare l’ultima barriera per ricostruire da capo la realtà. Se con De Chirico la pittura era speculazione sulla nullità dell’essere, nel metaverso lo è l’architettura che questa volta offre un’opportunità di riscatto alla nullità dell’avatar.