Com’era prima?


L’invenzione dei Fori Imperiali. Demolizioni e scavi: 1924-1940
Le trasformazioni del tessuto urbano di Roma, dalla metà degli anni Venti fino all’inizio della Seconda Guerra Mondiale

Considerando con perplessità la magnificenza della piazza non sempre affollata, andare in Campidoglio sembrerebbe un privilegio per le cariche istituzionali o per gli sposi. E invece ci possiamo andare tutti, ogni giorno, e goderne.
E quando ci troviamo lì come non cedere alla tentazione di entrare in quei meravigliosi palazzi che sembrano abbracciare il Marco Aurelio? I Musei Capitolini invitano ad entravi e se poi c’è qualche mostra da visitare la passeggiata all’interno si fa ancor più interessante.
E’ stato così che mi son trovata a gironzolare col naso all’insù per le preziose sale, unica romana tra i turisti che mi guardavano incuriositi per via del mio look affatto “turistico”. Fra trionfi di affreschi, stucchi, soffitti e porte intagliati, arazzi, sono arrivata satura di bellezza alla mostra L’invenzione dei Fori Imperiali. Tra le luci soft che illuminano le opere esposte ho respirato un’aria diversa. Con gli occhi ho potuto viaggiare tra le demolizioni e gli scavi nella vasta area del Foro di Augusto, del Foro e Mercati di Traiano, del Foro di Cesare e del Foro di Nerva, il cui recupero e ripristino scenografico erano stati realizzati per rafforzare l’ideale continuità storica della Roma fascista con l’epoca imperiale. A tratti un inconsapevole neorealismo trapela dalle fotografie in bianco e nero che ritraggono malinconici scorci della città come appariva prima dell’intervento delle ruspe, o a quelle dove compaiono maestranze al lavoro, oppure persone che abitavano quei luoghi e saranno di lì a breve spostate in altri quartieri. Vedute dal carattere pittorico ed evocativo che sono frutto della bravura e dell’esperienza dei fotografi di un tempo, ma anche immagini dove si percepisce il fotodinamismo di matrice futurista. E poi i frammenti marmorei custoditi nelle teche di vetro, che ti fan venir voglia di toccarli per sentire con le dita tutto il tempo che è passato. Fino ai dipinti dei vedutisti con gli acquerelli sui Fori Imperiali, che tramite la loro precisione tecnica riescono a comunicare i sentimenti di chi stava per costruire nuovi percorsi urbani e culturali. Un profondo e consapevole legame con il paesaggio urbano degli artisti attivi a Roma negli anni Trenta evocato, dulcis in fundo, dal dipinto di Mario Mafai Case al Foro Traiano.
Una mostra che un romano non può non vedere. Soprattutto un giovane 🙂

Qui alcune immagini della Mostra