Nostalgia di Apollo


apollomantova1Da quando é arrivato alla Sala degli Arazzi dei Musei Capitolini, non ho mai smesso di suggerire ai miei amici di andare a vederlo.
L’Apollo di Mantova è bello. E ha lasciato in me il desiderio di ritornare davanti a quella meraviglia gentile che appaga la vista, incarnando una bellezza ideale, sintesi di un’antica armonia recuperata al presente.
Anche solo pensarlo, nella purezza dei suoi tratti, e negli effetti del marmo che sembra porcellana trasparente, è un momento d’astrazione che riempie l’animo, ricompensando il vuoto che gli orrori del mondo ci lasciano dentro. Soltanto l’Arte ha questa capacità lenitiva e catartica, e queste opere ci hanno consegnato una straordinaria eredità purificatrice.

L’Apollo rimane da noi fino al 6 gennaio 2009: andate a trovarlo!
Qui a destra nel video una sintesi di immagini.video_apollo

APOLLO NELLA LEGGENDA
Apollo, figlio di Zeus e Latona, fratello gemello di Artemide, è una delle principali divinità dell’Olimpo. Dio puro e lucente (Febo), sapiente interprete delle volontà del padre, alla sua vigilanza è affidato l’adempimento del suo volere. Impugnando l’arco d’argento punisce la hybris (l’arroganza) di chiunque si opponga alla legge di Zeus. Uccisore a Delfi del mostro Pitone, libera gli uomini da un’oscura potenza demoniaca concedendo loro l’oracolo, ossia la comprensione del volere divino e difende da Eracle il tripode profetico. Dal punto di vista politico suggerisce i progetti di colonizzazione (Archegete) ed approva i codici delle leggi. Protettore delle arti e della musica (Musagete), si caratterizza anche come divinità guaritrice, coltiva la medicina tanto da guadagnarsi a Roma l’epiteto di “Medico”. Gli sono sacri il cigno, il corvo, il serpente, il falco, il lupo e la cicala. Il tripode, l’arco e la lira sono i
suoi attributi tipici, il lauro la sua pianta prediletta, metafora di vittoria ma anche riferimento al suo amore non corrisposto per la ninfa Daphne, che per sfuggirgli si trasformò in una pianta di alloro. In epoca ellenistica è accostato al dio Sole, riconoscimento che in periodo romano lo assimilerà al
Sol Invictus. In arte è effigiato come ideale della bellezza virile, giovane ma non immatura.