Trilogia: forme di lupa nel tempo


lupatrilogie Inaugurato in occasione del Natale di Roma – il 21 aprile scorso – il progetto artistico di Kristin Jones “TRILOGIA forme di lupa nel tempo” ha come protagonista l’immagine della lupa, simbolo di Roma e rappresentazione emblematica delle sue origini leggendarie.
Il progetto, in corso fino al 5 luglio, è articolato in momenti e luoghi differenti con 3 diverse opere d’arte – le animazioni sulla facciata del Palazzo dei Conservatori ai Musei Capitolini (proiettate il 21 aprile scorso), un’installazione a Ponte Sisto e sul muraglione del Tevere e la mostra ai Musei Capitolini, Sala della Lupa – per celebrare le origini della città.  La consulenza storica è del Direttore dei Musei Capitolini Claudio Parisi Presicce, i disegni di Francesca Fini e la cura di Gaia Cianfanelli.
La mostra ai Musei Capitolini vede esposti 12 disegni grafici che raccontano le principali fasi della rappresentazione della Lupa nel tempo, risultato della lunga ricerca che l‘artista Kristin Jones con la collaborazione di Francesca Fini ha condotto su questa storica figura che viene colta in una pluralità di atteggiamenti. A volte è belva feroce, a volte madre protettiva. In alcuni casi appare più piccola rispetto ai due gemelli, che sembrano giganti; in altre immagini è evidente l’attenzione vigile dell’animale, disinteressata alla presenza dei due neonati, in altre ancora traspare la sua aggressività a difesa della prole.
I tratti anatomici, ogni volta differenti, determinano una gamma infinita di variabili tra due poli estremi: massima selvatichezza o esasperata protezione. Queste rappresentazioni della lupa sembrano riflettere l’immagine che Roma stessa offriva di sé al mondo, caratterizzata da scontri e rapporti di forza con gli altri popoli che gravitavano sul Mediterraneo, o da processi di integrazione, di assimilazione, di accoglimento.

Progetto artistico di Kristin Jones.
di Claudio Parisi Presicce

Il repertorio degli oggetti che raffigurano la lupa con i gemelli conta più di duecento immagini. Si tratta di sculture a tutto tondo, di pitture, di ceramiche, di gemme e soprattutto di rilievi, che decoravano luoghi ed edifici sacri, oggetti di uso quotidiano e monumenti funerari. A queste opere si devono aggiungere i coni monetali, che superano anch’essi il centinaio e che pur nella loro ripetitività errano nell’antichità il veicolo di propaganda personale e statale di maggiore diffusione. Il loro significato è sempre connesso con la volontà di esprimere l’appartenenza, l’identità, la discendenza, la romanitas.
Un primo sguardo sull’insieme delle diverse opere permette di cogliere in ogni immagine il legame archetipico e indifferenziato con il racconto dell’origine mitica della città, che alcuni autori antichi hanno tramandato e molti interpreti moderni hanno a loro modo declinato, nel tentativo di scrutare la storia dei primordi. Dal sesto secolo prima di Cristo fino al settimo dopo, e oltre, la lupa che allatta Romolo e Remo appare immutabile.
Dall’intero gruppo di immagini raccolte in occasione della mostra “La Lupa Capitolina” tenutasi ai Musei Capitolini nel 2000, Kristin Jones ha tratto una serie di pittogrammi – sagome campite in nero con poche linee essenziali che delineano le partizioni della forma – attraverso i quali proporre un dialogo serrato con le differenze.
Il soggetto non è più lo stesso, lo sguardo coglie il valore semantico dei segni e delle forme plastiche, e siamo introdotti in una pluralità di atteggiamenti della lupa, che può essere letta in molti modi: talvolta l’animale è una belva feroce, talaltra esprime sicumera verso lo spazio circostante; a volte prevale l’aspetto materno e protettivo, in altri casi la lupa ha forme ridotte rispetto ai due gemelli, che appaiono come giganti; in certe immagini salta agli occhi la vigile attenzione dell’animale, disinteressata dalla presenza dei due neonati, in altre traspare la sua aggressività a difesa della inusitata prole.
Posizione delle zampe anteriori e posteriori, sagoma e lunghezza della coda o delle orecchie, forma numero e consistenza delle mammelle, talvolta turgide talaltra avvizzite, direzione e dimensioni della testa, con la bocca aperta o chiusa e con la dentizione ben visibile o nascosta dal muso reclinato, la posizione della lingua e la forma del naso, disegnano tante variabili nella posa dell’animale che veicolano altrettanti modi di percepire l’immagine della mater Romanorum. I tratti anatomici, le caratterizzazioni semplificate della muscolatura, il diverso modo di rendere il pelame, soprattutto nella lunga fila di ciocche disposte sulla schiena e nella giubba limitata o più estesa intorno al collo, determinano una gamma infinita di variabili che si collocano in mezzo ai due poli, selvatichezza estrema o esasperata protezione.
La sequenza cronologica delle diverse lupe mostra un’immagine di Roma che potrebbe apparire come il racconto della sua stessa storia, caratterizzata talvolta da scontri e rapporti di forza con gli altri popoli che gravitavano sul Mediterraneo, talaltra da processi di integrazione, di assimilazione, di accoglimento.
Le immagini della lupa, come il catalogo dei tipi femminili del poeta greco Semonide, sembrano riflettere l’espressione che Roma stessa offriva di sé al mondo.