La scomparsa di Luce, figlia di Filippo Tommaso Marinetti


Era una donna meravigliosa Luce Marinetti. Energica e vitale, sapeva regalare emozioni nel condividere la storia del suo adorato padre e di sua madre. La ricorderò per sempre nel suo studio, o nel salotto di casa, mentre mi leggeva le lettere di Filippo Tommaso e insieme ci commuovevamo per la bellezza delle parole e dei loro significati.
La ricorderò allegra e spiritosa mentre ci raccontavamo esperienze di vita e ne ricorderò l’eleganza e la classe con cui si muoveva in mezzo alla gente. Ma soprattutto ne ricorderò l’affetto con cui sapeva coccolarmi mentre lottavo per portare avanti progetti futuristi sempre troppo innovativi. Lei era una “ragazza” futurista e sapeva capirmi.

L’Assessore alla Cultura Umberto Croppi, che le era amico da tantissimo tempo, la ricorda così comunicando la sua scomparsa:

Luce Marinetti, l’ultima figlia di Filippo Tommaso, ci ha lasciati. Sembra quasi che abbia voluto scegliere il centenario della pubblicazione del manifesto con cui suo padre lanciò al mondo la sua  sfida, l’anno in cui il Futurismo non è stato semplicemente celebrato  ma finalmente riconosciuto per quel movimento universale che ha  segnato in maniera indelebile la cultura del novecento.
Il compito degli eredi di grandi personaggi non è mai un compito lieve, eppure Luce, con le sorelle Ala e Vittoria, hanno saputo farsi  interpreti e propagandiste dell’insegnamento di Marinetti.
Luce è  stata una donna energica, capace, moglie e madre ma anche studiosa, ricercatrice: un’attivista futurista, in eterno movimento, tra Roma,  Ginevra e Yale, dove buona parte della produzione letteraria del futurismo veniva raccolta e studiata, e dovunque fosse richiesto trattare di futurismo come di cosa viva. Fino ai suoi ultimi giorni Luce è stata attenta e presente, partecipe dei molti eventi che hanno caratterizzato questi mesi di rievocazioni. E’ morta a Roma e a Roma era nata, in quella casa di Piazza Adriana che era stata per anni la  vera sede del futurismo, dove Filippo Tommaso e Benedetta (“mammina” come Luce l’ha sempre chiamata), lavoravano, studiavano, ricevevano.
L’ostinazione di Luce ha attraversato i momenti difficili della  rimozione, dell’ostilità, dell’incomprensione. Se ne va quando i suoi  sforzi hanno trovato un compimento e ci lascia un vuoto colmato dal ricordo indelebile della sua straordinaria vitalità e di un pensiero libero da condizionamenti.