Speculazioni d’Artista


speculazioni Lo specchio come simbolo della bellezza femminile nella pittura del Cinquecento fino alle avanguardie del primo Novecento. Lo specchio come decorazione nei sontuosi palazzi e nelle dimore regali dove gli spazi si raddoppiano illusionisticamente. Lo specchio dunque nel duplice ruolo di rivelatore di verità e di inganno. È questo lo spettro illimitato di interpretazioni che offrirà la mostra “Speculazioni d’artista. Quattro generazioni allo specchio” ospitata al Museo Carlo Bilotti dal 26 giugno al 4 ottobre 2009.

All’origine della civiltà, in oriente come in occidente, lo specchio è stato l’oggetto rituale e sacro per eccellenza: lo Specchio magico proteggeva dai malefici e consentiva di leggere il presente, il passato e il futuro. Dai negromanti e dagli sciamani veniva usato per evocare morti e fantasmi. La mostra vuole essere un tentativo di offrire allo spettatore, attraverso una selezione di opere di artisti che hanno operato “coscientemente” con lo specchio dagli anni Sessanta ad oggi, una lettura di questo affascinante strumento in tutte le sue diverse valenze e declinazioni, siano esse di carattere simbolico, estetico, concettuale, percettivo e psicologico. Saranno presenti circa trenta artisti, ognuno di loro con un’opera: Festa, Kosuth, Pistoletto, Paolini, Buren, Fabro, Mari, Alviani, Lavier, Patella, Pisani, Boetti, Anselmo, Arcangeli, Levini, Salvatori, Viale, Dynys, Piscitelli, Donzelli, Centenari, Favelli, Pietroniro, Sabato, Hermanin,Van Oost, Gordon, Collishaw e Leandro Erlich, che per il Museo Carlo Bilotti ha creato appositamente una nuova installazione.

La decisione di porre l’incipit della mostra agli anni Sessanta ha di per sé una motivazione molto semplice dal momento che – tranne i due casi isolati degli antesignani Juan Gris con l’opera “Lavabo” del 1913 dove uno specchio veniva immesso direttamente sulla tela a rappresentare una tranche de vie e Marcel Duchamp con l’opera il “Grande Vetro” del 1915-23 dove lo specchio veniva utilizzato per sperimentare un gioco tra la terza e la quarta dimensione ovvero l’infinito – gli specchi, intesi come medium artistico, fanno la loro comparsa solo nei primi anni Sessanta. Ma le ragioni per le quali una serie di artisti, di differenti schieramenti (dai concettuali ai cinetici, dai pop ai pauperisti), iniziano a realizzare opere con lo specchio negli anni Sessanta sono da ricercare in primis nel nuovo corso della ricerca artistica di quegli anni, seguito all’esaurirsi della vena informale con la conseguente ripresa di certe tecniche appartenenti alle prime avanguardie del Novecento, quali Cubismo e Futurismo ma soprattutto Dadaismo e Surrealismo che erano state soppiantate dall’esclusivismo Informale per tutti gli anni Quaranta e Cinquanta.

Da Esiodo e Omero sappiamo che l’invenzione dello specchio si deve ad Efesto, il dio del fuoco, dei metalli e della metallurgia. Figlio di Era, il dio zoppo e geniale, teneva la sua fucina nei vulcani dove, aiutato dai ciclopi, forgiava i metalli. Era  un inventore per il quale nessun miracolo tecnico era impossibile, e dal metallo creò anche lo specchio. Lo Speculum, infatti, fu inizialmente uno strumento in bronzo o in altro metallo dalla superficie liscia e riflettente, grazie alla quale gli antichi osservavano il cielo e le stelle. Con gli specchi ustori di Archimede lo specchio tornò a quel suo temibile rapporto con il fuoco da cui Vulcano lo aveva fatto nascere.

QUI potete vedere le foto della mostra, difficile da fotagrafare senza restare impressi in qualche specchio. Io ho fatto il possibile, ma in una mi sono volutamente ritratta per mostrare l’effetto profondità della casa/armadio di Erlich.
Del resto anche Hitchcock utilizzava il sistema “specchio” in ogni suo film! 😉