L’ARA PACIS A COLORI


Un nuovo sistema d’illuminazione restituisce i colori ai marmi dell’Ara Pacis

Tornano alla luce i colori forti e vivaci dei marmi antichi dell’Ara Pacis, grazie ad una nuova e sofisticata tecnologia virtuale applicata per la prima volta nella storia dell’archeologia su un monumento di età romana e grazie anche al considerevole supporto di GROS – Gruppo Romano Supermercati.
Domenica 22 novembre 2009 alle ore 21.00 per un pubblico di “addetti ai lavori” e dalle ore 22.00 a mezzanotte con ingresso libero, l’emozione di vedere “l’Ara Pacis a colori” sarà un’“anteprima” di ciò che, prossimamente, gli amanti di uno dei monumenti simbolo della Capitale potranno vivere sempre più spesso, in occasioni particolari legate alle festività e alla storia della città di Roma.
Prime prove di proiezione furono effettuate nel corso del 2007 e del 2008, fino a quando, il 23 settembre 2008, giorno del natale di Augusto, il fronte occidentale dell’Ara Pacis fu “colorato” per la prima volta. Il 22 novembre del 2009 l’evento si completa.
Verranno illuminati a colori sia il fronte occidentale sia quello orientale raffiguranti i pannelli di Enea sacrificante ai Penati e del Lupercale sul fronte occidentale, i pannelli della Tellus e della Dea Roma sul fronte orientale e il grande fregio vegetale su entrambi i fronti.
La tecnica di proiezione è stata aggiornata e rinnovata grazie a proiettori digitali che consentono di modificare e modulare i profili e i colori in tempo reale.

Anche se gli oltre mille anni di permanenza nel sottosuolo del Campo Marzio hanno cancellato dal monumento dell’Ara Pacis ogni traccia visibile di colore, non sussistono dubbi sul fatto che in origine l’altare fosse variopinto. Innanzitutto perché è ormai assodato che l’utilizzo dei colori per i monumenti fosse abituale. Inoltre, nel corso del 2008/2009 è stato effettuato un ciclo di ricerche (analisi chimiche e spettroscopiche realizzate con tecnologia adeguata) eseguite dai Laboratori Scientifici dei Musei Vaticani per conto della Sovraintendenza ai Beni Culturali del Comune di Roma che hanno provato senza dubbio l’esistenza di colore sull’altare e su alcuni suoi frammenti, mai restaurati in quanto non reinseriti nella ricostruzione del 1938.

La scelta delle singole tinte per “l’Ara Pacis a colori” è stata operata sulla base di confronti con la pittura romana, specialmente pompeiana, studi condotti su monumenti più tardi ma influenzati dall’Ara Pacis e ricerche cromatiche svolte sulle architetture e sulla scultura greco-romana.
Particolare attenzione è stata dedicata al grande fregio vegetale, capolavoro assoluto dell’arte decorativa romana. A questo scopo la cattedra di Botanica dell’Università degli Studi Roma 3 ha condotto un dettagliato riconoscimento delle specie rappresentate, individuandone oltre settanta e la colorazione risulta impostata su una base di veridicità, rispettando i colori naturali delle piante raffigurate.

Sull’ipotesi della colorazione originaria dell’Ara Pacis ha in questi anni lavorato un gruppo di studio che si formò in occasione dell’allestimento del nuovo Museo progettato da Richard Meier. In particolare fu approntato un modello tridimensionale dell’altare – oggi inserito nell’apparato didattico permanente – su cui è stata applicata una restituzione del colore realizzata in base a criteri filologici e storico-stilistici. Da questo modello è nata l’idea di proiettare direttamente sulle superfici dell’altare raggi di luce colorata, in modo tale da far rivivere, senza rischio per la conservazione del monumento, l’effetto totale e realistico della colorazione originaria.
Anche in questo caso si è inteso mantenere un approccio critico, non al fine di “colorare” l’Ara Pacis, ma con l’obiettivo di restituirne, per quanto in via ipotetica, l’aspetto originale. A questo spirito si conforma anche la scelta di proiettare sulle superfici non solo il colore delle parti pervenute, ma anche completare le parti perdute a fronte di ipotesi condivise e acquisizioni consolidate.

La ricostruzione ipotetica del colore per ciascuno dei quattro principali pannelli dell’Ara ha coinvolto molte competenze: Orietta Rossini per l’ideazione della ricostruzione del colore e delle proiezioni;  Stefano Borghini, Raffaele Carlani per lo studio del colore; Giulia Caneva, Paolo Liverani, Eugenio La Rocca, Alessandro Viscogliosi quali consulenti; Ulderico Santamaria per le analisi scientifiche e di laboratorio; Angelo Merante per la restituzione in grafica digitale; Renata Piccininni per il coordinamento; Enzo Serrani per l’allestimento; Stefano Castellani per il rilievo fotografico; Gianluca Zanzi per la collaborazione tecnico-scientifica; Studio V7 per la realizzazione.

“L’Ara Pacis a colori” è un’iniziativa promossa dal Comune di Roma, Assessorato alle Politiche Culturali e della Comunicazione, Sovraintendenza ai Beni Culturali, realizzata grazie al contributo del GROS – Gruppo Romano Supermercati, con l’organizzazione di Zètema Progetto Cultura.