La Mostra dal Museo a Second Life


Mi hanno chiesto: “Ma come si porta una mostra da un Museo a Second Life?“.
Innanzitutto ci s’innamora della mostra. Poi si valuta se il materiale della stessa sia compatibile con la curiosità dei residenti di Second Life. Quindi si passa alla richiesta di foto in alta definizione delle opere, nel nostro caso all’ufficio Mostre di Zétema. Ottenute le foto si fa una riunione con i builder e/o designer che provvederanno ad allestire l’installazione. Ci si confronta sulle idee dell’architettura, mettendo sul tavolo proposte. Si sceglie quella maggiormente condivisa. L’importante è non riprodurre la mostra reale appendendo quadri e disegni a pareti, ma ricreare una suggestione diversa e tridimensionale, pensando un percorso immaginario, immersivo. Interattiva e non analogica. Emozionale più che razionale.
I builder cominciano a tirare su pareti, a coordinare un percorso sul quale le immagini della mostra reale verranno utilizzate. A colpo d’occhio già nella prima fase si vede se l’impianto sarà funzionale e sufficientemente emozionante.
E’ il momento più critico, quello in cui generalmente faccio un sogno: IL sogno che spesso trasforma la struttura di base e che cambia l’idea condivisa.
E’ accaduto per i merletti di Caprai, ma soprattutto per Michelangelo che aveva avuto una partenza a colori, psichedelica e spaziale.
Nel mio sogno camminavo tra cubi di vetro sospesi nelle nuvole e tutto era bianco: percorsi, oggetti, effetti, luci. Al risveglio mi sono resa conto come non potesse essere che bianco: Michelangelo “architetto” è il bianco del marmo, degli edifici. Delle colonne e dei capitelli. Ma anche delle sue sculture.
E che bianco sia! Anche i builder, nella loro infinita pazienza, si sono trovati d’accordo. Smonta tutto e rimonta come nel sogno. Ricerca di texture, colpi di photoshop, idee per oggetti, elementi fattibili che possano creare la suggestione onirica. Le notti passate a lavorarci su e le idee, di uno e dell’altro, che si fanno sempre più incalzanti e… calzanti.
Quando tutto sembra pronto non è pronto. Altre idee si accavallano, le luci, gli effetti. I teleport e alla fine anche i costumi. Entrano in scena gli stilisti. Si va negli atelier chiedendo collaborazione, si cercano insieme immagini dell’epoca, si valuta la fattibilità, la disponibilità dei designer che dovranno impegnarsi nell’opera.
La passione e l’impegno la fan da padroni. Ed ecco che tutto è pronto per annunciare l’inaugurazione.
Ed è la volta dell’utilizzo dei social network per diffonderla.