FABRIZIO DE ANDRE’ all’Ara Pacis


Non é facile presentare questa mostra su un blog. Anche se da domani potrete vedere i video della presentazione di stamane all’Ara Pacis!
Innanzitutto perché si tratta di qualcosa di diverso dalle mostre che fin qui abbiamo presentato, ma anche perché coinvolge emotivamente i nostri sensi in molteplici direzioni.
Vorrei comunicarvi le emozioni che ho provato, ma sono ancora scombussolata da questa valanga di ricordi che, oltretutto, appartengono anche alla mia adolescenza, quando Fabrizio lo incontravo di sera a Boccadasse mentre si andava a prendere il gelato in riva al mare o, più in là negli anni, al baretto del Lido di Genova dove ci si fermava a chiacchierare con quelli che per “noi giovani” erano già dei miti della musica contemporanea.
Perciò per cominciare ruberò le parole di chi sento più affine all’emozione e che questa magnifica mostra l’ha disegnata: Studio Azzurro, un altro mito che seguo dai suoi/loro esordi.

Non si tratta solo di fare un tributo – spiegano – ma di ricomporre i frammenti di un pensiero complesso, di rimappare un territorio creativo senza cedere a una facile celebrazione. Si tratta di conservare uno sguardo che si è dimostrato attento, lucido e dissacratorio per continuare a farlo dilagare nei nostri mondi, nei nostri scenari sociali, per far sì che continui a contaminare il nostro immaginario.
Non basta conservare la memoria dell’uomo o distrarsi nei feticci e nelle reliquie da collezione, è necessario mantenere la forza della sua analisi, la potenza disvelante della sua poesia.
È difficile immaginare di mettere in mostra De André, ma è interessante immaginare un percorso che si confronta con il suo pensiero, ricreare la costellazione delle sue tematiche, dei suoi personaggi prediletti e delle sue intuizioni per articolarla in una maglia aperta in cui i visitatori possano inserire nuovi significati e nuove associazioni.
Si è sviluppata, con questi presupposti, una narrazione multimediale che si inoltra nella fitta trama delle parole del cantautore – rintracciate nelle poche interviste televisive, nelle molte canzoni e tra gli infiniti appunti – e va incontro ai visitatori per reagire ai loro gesti e alle loro scelte. Questo ipertesto, composto da suggestioni visive e sonore, si propaga nello spazio della mostra, senza cedere alla spettacolarizzazione, senza tradire il potenziale di reale interazione e partecipazione che le tecnologie che utilizziamo portano con sé.
Diviene l’occasione per avviare dei processi, dei metodi di lettura, più che offrire dei racconti finiti e definitivi.
Si può parlare di Genova, dell’Amore e delle Donne, dell’Anarchia e della Libertà, degli Ultimi, persino della Morte e della Guerra attraverso le canzoni di De André, si può far esplodere il mondo di queste canzoni e cercarne le tracce nella nostra contemporaneità, addirittura nella nostra cronaca.
Khorakhanè può diventare il paesaggio sonoro delle immagini televisive di un campo Rom a cui è stato dato fuoco, Il testamento di Tito e il comandamento di non uccidere può scandire le sequenze video delle esecuzioni capitali praticate anche in paesi che si dichiarano democratici, Amico fragile può vivere per contrasto con le risate anestetizzanti che risuonano nel vuoto di molti
programmi televisivi, La domenica delle salme può riverberare sui volti dei politici in ferie dalle loro responsabilità. Questo è il ritmo visivo che invade la prima area della mostra e che prosegue per evocazioni e libere associazioni.
La poetica e le parole di De André si intrecciano con le sequenze video estrapolate dal flusso mediatico che circonda i nostri quotidiani e, senza esprimere giudizi definitivi, sembrano suggerire qualcosa che forse era sfuggito, sembrano incoraggiare a mantenere uno sguardo più attento.
A questa cadenza, scandita dalle riflessioni del cantautore, si accosta, in un area successiva, quella ricreata dall’alternarsi dei personaggi da lui inventati.
Entrando in questa sala il visitatore si trova letteralmente invaso dai protagonisti delle canzoni di De André, rivisitati come figure appartenenti all’universo dei tarocchi, un mondo che il cantautore aveva scelto come scenografia per la sua ultima tournée. In un grande trittico video si susseguono dei personaggi simbolo, atemporali, ma allo stesso tempo molto umani: Piero, immaginato come un soldato burattino, Marinella, una ballerina intrappolata in un carillon, Geordie, che fugge tenendo in mano una testa di cervo, Nancy, in equilibrio precario su una fune. Ci ricordano i protagonisti del Castello dei destini incrociati di Calvino, che rimasti senza parole usano i tarocchi per continuare a raccontare la propria storia.
Il gioco immaginativo anche in questa sala viene allargato ai visitatori che, in mostra o in rete, attraverso un’interfaccia progettata ad hoc, possono assemblare foto, video, grafiche e ricreare un montaggio-collage di questi personaggi, utilizzando materiali già predisposti o inserendone di nuovi. Che occhi e che lineamenti hanno gli eroi sconfitti di De André, le puttane, i carcerati, gli ubriaconi, i fannulloni? È bello poterlo chiedere a chiunque voglia e possa immaginarlo e le tecnologie partecipative hanno questo potenziale.
Il percorso per immagini e suoni si concede anche delle pause più riflessive, in qualche modo più didascaliche, nelle sale dedicate alla discografia e alla vita.
La voce di Fabrizio si confronta con quella dei collaboratori e di chi gli è stato accanto nella vita, si tratta di una grande quantità di interviste, molte realizzate per l’occasione, che a volte sembrano discordanti o di difficile assonanza, ma che il visitatore ricostruisce attraverso la propria percezione.
Fac-simili dei dischi originali e lastre fotografiche delle foto più rappresentative della vita del cantautore, affollano le sale per essere scelte, spostate e appoggiate su tavoli sensibili o cavalletti fotografici capaci di rivelare la loro porzione di memoria. Sono supporti fisici che conservano virtualmente la propria storia, ma che per essere attivati devono essere scelti e interrogati dal visitatore, riordinati per comporre una propria e personale idea sulla vita di Fabrizio De André.

Qui potete vedere alcuni scatti della mostra, ma per emozionarvi dovrete entrarci fisicamente!