Biographical Landscape: Stephen Shore


Biographical Landscape, al Museo di Roma in Trastevere fino al 25 aprile, è una mostra che espone circa 164 fotografie e che offre l’opportunità di rivisitare l’importante lavoro svolto da Stephen Shore, uno tra i più rilevanti e influenti fotografi americani della seconda metà del secolo. Nel 1976, con il nuovo e importante lavoro New Topographics, Stephen Shore è l’unico che fotografa a colori e che viene rappresentato dal George Eastman House. È noto che il lavoro di ricerca sulle città Americane effettuato da Shore con la fotografia di grande formato ha influenzato fotografi contemporanei tra i quali Thomas Struth, Andreas Gursky, Candida Höfer ed altri studenti di Bernd ed Hilla Becher.
Meno conosciuti sono i fattori chiave che hanno influenzato il lavoro di Shore. Le sue interazioni con Warhol, il movimento Pop e l’Arte concettuale alla fine degli anni ‘60, sono elementi fondamentali per l’evoluzione della carriera di Shore. Analizzando Uncommon Places, la serie di opere sulla paesaggistica della provincia americana prodotta tra il 1973 e il 1982, Biographical Landscape ci offre l’opportunità di riesaminare questo progetto in una più ampia veduta, riscoprendo il concetto che ne ha caratterizzato il lavoro.
A soli sei anni Shore riceve in regalo una vera camera oscura, a 9 inizia ad usare una 35mm, a 17 già frequenta la Factory di Andy Warhol e a 24 è  il primo fotografo vivente a ottenere una mostra personale al Metropolitan Museum of Art di New York. Una vita di avanguardia quella di Stephen Shore che nel 1972, a 25 anni, diventa pioniere delle fotografie a colori in grande formato scattate attraverso l’America, da New York fino al Texas.

Qui alcune foto di Stephen Shore esposte in mostra al Museo di Roma in Trastevere.
Qui Le foto della mostra. Vetri e riflessi non rendono grazia a questa bella mostra che vale la pena di essere vista dal vivo.