DIGITAL LIFE – il video


L’esperienza della digital life ha radici profonde che si innervano coerentemente nel pensiero contemporaneo – scrive Umberto Croppi nella presentazione sul catalogo della mostra -. Essa risale infatti a quel cosiddetto “sentire artificiale” che il filosofo Mario Perniola, già quindici anni orsono, riuscì a cogliere nei suoi tre aspetti fondamentali: in primo luogo, nella virtualizzazione della materialità e nell’animazione degli oggetti e delle immagini. L’una e l’altra causate da quella inversione per cui, da un lato gli esseri umani diventano sempre più capaci di espandere la loro potenzialità espressiva, dall’altro il mondo inorganico sembra coadiuvare l’uomo nella sua percezione degli eventi. Perniola definì questo fenomeno “effetto egizio”, riferendosi alla compiuta reificazione dell’umanità e alla conseguente sensibilizzazione dell’ambiente.

In secondo luogo assistiamo a un allargamento e a una dilatazione dello spazio. È il fenomeno dell’esteriorizzazione, per cui tutto è superficie, tutto è abito, tutto è esterno. Nell’impossibilità di penetrare in un interno, continuiamo a trovare paesaggi, superfici, tessuti. In questo senso la digital life avrebbe origine da quella sensibilità barocca che Gilles Deleuze descrisse molto bene nel saggio “La piega”, che era appunto dedicato allo studio del barocco.
Ma il momento più importante è il terzo, ossia quello di un sovrainteressamento di tipo emozionale che non appare utilitario, bensì legato al raggiungimento di uno scopo o alla realizzazione di un progetto. Il filosofo Wittgenstein parlava di una epoché colorata ed intensa, allorché qualcosa viene percepito sotto un nuovo aspetto che non si era colto prima: vedere cioè in modo differente.
Non c’è dubbio infatti che la perenne originalità della digital life risieda proprio nella condizione percettiva a cui essa dà luogo. Nelle opere in mostra l’interattività a cui si fa illusione rimanda concettualmente alla nozione di empatia. D’altronde l’empatia, da oltre un secolo, è considerata un genere di esperienza estetica che ha a che fare con un’emozione di carattere fisico. Si manifesta in una sorta di “infusione” del contemplatore nell’opera.
Allo stesso modo, si penetra nel video di Jean Michel Bruyère, si è avvolti nell’allestimento di Erwin Redl, ci si fa onda nella vasca di McIntosh, Madan e Hynninen, e così via.
Va da sé che la complessità degli effetti della digital life si affermi anche grazie alla ricchezza dei contrasti cui essa dà luogo, laddove la virtualità e la smaterializzazione delle cose arrivano a rigenerarsi concretamente e visibilmente agli occhi e soprattutto ai sensi del visitatore.