MUSEI CAPITOLINI: Sala delle Oche


Quando si accede a questa sala, lo sguardo viene immediatamente rapito da quel piccolo grande capolavoro del Bernini che è la Testa di Medusa. L’opera raffigura con notevole efficacia la mitica figura di Medusa, dallo sguardo pietrificante e dalla folta capigliatura di serpenti, resa dallo scultore con la scabra lavorazione del marmo.
La decorazione pittorica della sala è stata eseguita alla metà del Cinquecento durante il pontificato di Alessandro III Farnese.
Nel fregio piccoli quadri, con scene di giochi sullo sfondo di paesaggi reali o fantastici, si alternano a trofei di armi e trionfi di fiori e frutta.
Nel XVIII secolo vi sono state collocate le due anatre in bronzo da cui prende in nome la sala, insieme al vaso bronzeo a forma di busto di Iside, e il busto di Medusa del Bernini.
Nella sala sono esposte fin dal XVIII secolo due anatre bronzee di età romana, tradizionalmente interpretate come Oche, in ricordo delle leggendarie oche capitoline che, dando l’allarme, salvarono Roma dall’invasione dei Galli.
La pregevole decorazione ad affresco dell’ambiente, così come il bel soffitto ligneo, risalgono al tempo di Papa Paolo III (1534 – 1549), quando con gusto raffinato si pose mano alla rifinitura di tre ambienti del Palazzo (Sala delle Oche, Sala delle Aquile, Sala degli Arazzi). Nel fregio dipinto trofei di armi, fiori e frutta, e partiture con decorazioni a grottesche si alternano a piccole scene di antichi giochi ambientati in paesaggi romani a volte reali, a volte fantastici. Si noti in particolare il riquadro che riproduce l’immagine della Piazza Capitolina prima degli interventi michelangioleschi dove si riconosce, sullo sfondo, la basilica dell’Ara Coeli.

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