Tullio Pericoli all’Ara Pacis


Gli artisti in genere volano alto. Più in alto che possono con l’immaginazione. Ma Tullio Pericoli vola più alto di tutti, fino a immaginare paesaggi come si trovasse sempre a bordo di un aereo. Tuttavia per lui dipingere non equivale a vedere ma contemplare e ricreare.
Dai suoi ritratti invece ne riceve un interessante stimolo il Sovraintendente Umberto Broccoli che scrive:  “Ogni ritratto è un racconto. La sintesi carpita nell’hic et nunc dello scorrere del tempo e dell’esperienza. Una ruga, una piega del labbro, un tremito di palpebra racchiudono sofferenza, turbamento, vigore di un’essenza. È la storia di ciascuno che si rivela sulla pelle come fosse la pellicola di un film. Il volto è una mappa che deve essere letta e interpretata, con i suoi tranelli ma anche i tesori.
Così nel ritratto di Samuel Beckett non c’è bisogno che i colori siano veri, ma verosimili, a connotare il carattere: la pupilla gialla (rapace e arguta) invece che azzurra. E allora Maurizio Pollini è ripreso con lo sguardo basso, concentrato su quella tastiera da cui trae la materia musicale”.
“Scalfari equivale a una folta barba bianca che si confonde con i margini della tela. Di Pasolini scorgiamo gli occhi indagatori e sagaci ma non la bocca (confusa nell’indefinitezza) e simbolo di una vocazione alla denuncia che però rimane inascoltata.
Dunque quello di Pericoli è un viaggio nella storia dei suoi soggetti. E come tutti i viaggi scoperta e fonte di conoscenza. Come lui anche noi avremmo bisogno di viaggiare per cercare di assomigliare di più al paesaggio. Specie al paesaggio della nostra Italia”.

Una mostra che vale la pena visitare e meditare. Al Museo dell’Ara Pacis fino al 19 agosto 2010.

Qui un po’ di foto che ho scattato soffermandomi sui dettagli dei suoi bellissimi quadri.