FUTURSPECTIVES: Visioni, visionarietà, futuro


Nel video sottostante il Direttore artistico di FotoGrafia Festival Internazionale di Roma Marco Delogu presenta la mostra al MACRO Testaccio.
“La storia di FotoGrafia arriva con la nona edizione a un passaggio importante, naturale derivazione del vissuto e delle riflessioni delle scorse edizioni: il tema di questa edizione”Futurspective”, basato sull’idea che la fotografia possa interpretare il futuro, e la collocazione al MACRO Testaccio, sono la conseguenza di un percorso che ha portato sempre più il festival a privilegiare il rapporto tra la fotografia e l’arte contemporanea e essere protagonista di un clima che pervade le riflessioni all’interno di altre discipline quali la letteratura, il cinema, la musica e la filosofia” – scrive Delogu.
“Evitando molte delle derivazioni della fotografia vista come disciplina documentativa e di servizio (che comprendono anche rami che hanno una loro prestigiosa storia ma che ultimamente, a mio giudizio, hanno detto poco, quali fotogiornalismo, con l’esclusione di due interessanti derivazioni quali il “citizenjournalism” e lo “slowjournalism”, e applicazioni tipo fotografia di architettura e di moda), l’interesse del festival va verso la fotografia di autori che ragionano sulla visione e sulla loro identità.

Leggendo poco tempo fa le lezioni di Luigi Ghirri, un autore che ha messo come priorità del suo lavoro la centralità e l’identità della visione, le ho trovate in molti passaggi ancora di una grande attualità, contenitori di pensieri per il futuro. Nella centralità delle visioni, il sostantivo “visionarietà”, le unisce al futuro creando una linea guida e un equilibrio all’interno di questa nona edizione di un festival che si interroga sugli sviluppi della fotografia contemporanea.
Il contributo al futuro e ai suoi scenari è quello fornito dalle accumulazioni di visioni dei singoli autori e dal pensiero critico a queste applicato; altro punto centrale è il rapporto sempre più forte tra la ricerca di libertà, sia nell’identità visiva che nel processo produttivo, e la fotografia contemporanea. In una delle prime conversazioni con Tod Papageorge parlavamo di Gary Winogrand e del suo rapporto con il fotogiornalismo; Tod citò frasi dove Wynogrand si dichiarava “soffocato” dal fotogiornalismo e dal dover rispondere alle linee editoriali dei giornali, mentre rivendicava alla “street photography” un’idea di visione del mondo in totale libertà; questo è il “problema” della fotografia contemporanea: l’indipendenza produttiva accentuata dallo sviluppo tecnologico, consegna ai singoli autori una grande libertà, spesso troppo “pesante”, in un cumulo di responsabilità che, specie nel caso della “commissione Roma”, si riallacciano al problema del peso della bellezza della nostra città, e quindi alle difficoltà di una sua rappresentazione visiva.
A differenza dell’industria cinematografica, non esiste un’industria fotografica, ma solo singoli autori, qualche “Scuola”, che spesso si incontrano e si confrontano e altrettanto spesso non riescono a farlo. Scopo dei festival è favorire questi incontri, così come quello di creare progetti, produzioni e tradizioni, come nel caso della “commisione Roma”. Questa indipendenza e autonomia della fotografia nelle idee e nella produzione si confronta sempre di più con l’adesione al sentimento e alla ricerca di libertà assoluta esaltato nelle visioni: e la “semplicità” produttiva si riscontra nell’interessantissimo fenomeno dei libri “selfpublished”, in un periodo di difficoltà della grande editoria fotografica, e nella nascita di piccole case editrici di qualità.
Nel consolidamento del festival (menzionare la nona edizione ogni tanto mi da i brividi ) e della “commissione Roma”, il progetto più radicato e strutturato, l’unione con il MACRO rilancia FotoGrafia in un confronto serrato con le grandi istituzioni internazionali del mondo dell’arte contemporanea, dove il festival rimane il compimento di un lavoro annuale, con scambi e attività di studio sempre aperti
Gallerie e realtà della nostra città, e in primo luogo le accademie di cultura straniere, partecipano al festival con progetti pensati per questa nona edizione: la bellezza della nostra città unita alla tradizione del festival, sono i meccanismi che portano la migliore fotografia a incontrarsi a Roma: e il caso quest’anno della fotografia americana con le mostre di Stephen Shore, Joel Sternfeld e Alec Soth, con la “residenza” di Nancy Davenport; la “commissione Roma” di Tod Papagerorge, la seconda edizione del progetto “A Question of Time” all’American Academy in Rome, e la programmata mostra di Gregory Crewdson con fotografie realizzate a Cinecittà; ed è così anche per l’Accademia di Francia-Villa Medici con il lavoro di Agnes Geoffray e la mostra di Philippe Gronon, curata personalmente dal direttore Eric de Chassey, dell’Accademia di Spagna con il progetto “Zoo” di Carlos Albalá & Ignasi López, e della terza edizione del premio IILA-FotoGrafia, progetto che ormai è diventato una piccola tradizione del nostro festival.
A partire da quest’anno, e con una progettualità triennale, tre curatori, scelti con un bando internazionale, lavoreranno su argomenti diversi: Marc Prust (fotografia ed editoria), Valentina Tanni (fotografia e new media) e Paul Wombell (fotografia e arte contemporanea), Sul loro lavoro vi rimando ai testi contenuti nelle singole sezioni del catalogo. Come direttore artistico, arrivato alla nona edizione del festival, ho tenuto in particolar modo a consolidare una tradizione del festival che era quella di produrre lavori nuovi: Giuliano Matteucci con “Ecclesia” e logicamente Tod Papageorge con “Opera città” (ottava “commissione Roma”).
Visioni, visionarietà e futuro: queste tre parole legano, con accezioni e approcci a volte molto diversi, questa nona edizione del festival”.