FUTURSPECTIVES


FotoGrafia Festival Internazionale di Roma, Nona Edizione

Parte con tante novità questa nuova edizione di FotoGrafia Festival Internazionale di Roma: nuova location della manifestazione al MACRO Testaccio, nuove date (24 settembre – 24 ottobre) e un team di tre curatori che affiancano il lavoro di Marco Delogu, direttore artistico del festival: Marc Prust (fotografia ed editoria), Valentina Tanni (fotografia e new media) e Paul Wombell (fotografia e arte contemporanea). FotoGrafia è promosso da Roma Capitale, Assessorato alle Politiche Culturali e della Comunicazione – Sovraintendenza ai Beni Culturali con il sostegno della Fondazione Roma e, a partire da quest’anno, con la produzione di Zétema Progetto Cultura.
A partire da quest’anno il Festival si arricchisce della collaborazione con MACRO – Museo d’Arte Contemporanea Roma, che conferma la propria vocazione ad aprirsi alla città di Roma, proponendosi come casa diffusa delle immagini per il pubblico nazionale e internazionale. Proprio in questa direzione va la scelta di coinvolgere completamente i due padiglioni del MACRO a Testaccio, la sede del Museo votata alle grandi manifestazioni collettive.
In questo video il direttore del MACRO Luca Massimo Barbero presenta la mostra durante la conferenza stampa di stamane.

Il tema di questa nona edizione di FotoGrafia è FUTURSPECTIVES, ovvero “può la fotografia interpretare il futuro?” QUI le foto della mostra al MACRO Testaccio.
Questo paradosso è subito evidente nel lavoro di Paul Wombell per la sua mostra della sezione fotografia e arte contemporanea “BUMPY RIDE”.  D’abitudine si discute di fotografia al passato. Una volta che una foto è stata scattata, rimanda indietro nel tempo ed in qualche modo diventa storia. Ma alcuni fotografi stanno mettendo in dubbio questa premessa, realizzando immagini che guardano in avanti e non indietro.
Sono fotografi che lavorano più come scrittori del genere “science fiction”, usando il processo fotografico per immaginare come il futuro potrebbe apparire. “Bumpy ride” raccoglie il lavoro di fotografi contemporanei come Ilkka Halso, Jill Greenberg, O Zhang, Cédric Delsaux, Ebru Erülkü, Mirko Martin, Peter Bialobrzeski, Kader Attia, che usano sia il digitale che l’analogico e che stanno sfidando le nostre aspettative di ciò che si vede in un’immagine.
Le foto di Ilkka Halso raffigurano un futuro in cui la natura potrà essere salvata soltanto rinchiudendola in un museo mentre il lavoro di Jill Greenberg raccoglie grandi foto a colori di bambini che piangono come a suggerire che a loro, in futuro, accadranno cose orribili. Al contrario, lo sguardo delle ragazze cinesi ritratte da O Zhang è deciso e fiducioso, quasi una metafora del futuro di una nazione che ben presto diventerà la più potente, mentre il mondo futuro immaginato da Cédric Delsaux è simile ai film di fantascienza. Londra è la protagonista delle immagini di Ebru Erülkü, dove la città è avvolta nel fumo, subito dopo una catastrofe, Los Angeles tra fiction e realtà è invece ritratta nelle scene apocalittiche di Mirko Martin. Infine Peter Bialobrzeski presenta il suo lavoro su una bidonville situata alla foce del fiume Pasig vicino al porto di Manila e Kader Attia ritrae alcuni ragazzi algerini che guardano pensosi il mare, simbolo di un futuro possibile.

Anche il lavoro di ricerca compiuto da Valentina Tanni per la sezione fotografia e new media cerca di rispondere alla domanda di questa IX edizione del Festival. L’incontro tra la fotografia e i nuovi media vive un eterno presente. È già avvenuto, ma continua a succedere. Per questo, la sezione del Festival dedicata a questo tema debutta con una mostra intitolata “MAPS AND LEGENDS”, un progetto che si pone come obiettivo la mappatura di un territorio in continua evoluzione. Una cartografia in progress sulle relazioni che la pratica fotografica sta intessendo con il mondo della Rete, con la sua cultura, il suo linguaggio, il suo immaginario. Accanto alle mappe, anche le legende, indispensabili per decifrarle. Ma soprattutto le leggende, i miti, le narrazioni. Tutto quello che fa del web un vero e proprio luogo, dotato di storia e di cultura. Dalle gif animate alle fotografie nei mondi virtuali; dalle immagini di Google Street Views agli scatti che cambiano in tempo reale con il flusso dei dati. Fino alla macchina fotografica che cattura il tempo, invece dello spazio. Dieci fotografi, Marco Cadioli (Italia), Martijn Hendriks (Paesi Bassi), Justin Kemp (USA), Jaime Martinez (Messico), Filippo Minelli (Italia), Sascha Pohflepp (Germania), Jon Rafman (Canada), Phillip Toledano (USA), Harm Van den Dorpel (Paesi Bassi) e Carlo Zanni (Italia) per una mostra che prova a scrutare nel futuro – o forse dovremmo dire nel presente continuo – della fotografia.

Last but not least, la sezione su fotografia e editoria curata da Marc Prust. La mostra, come lascia intuire il titolo: “UNPUBLISHED – UNKNOWN”, presenta una selezione di lavori ancora non pubblicati. La domanda che è dietro l’indagine del curatore è: si può affermare che una fotografia che non è stata vista da nessun altro al di fuori del fotografo esiste? Possiamo parlare di un secondo “istante decisivo” dopo quello dello scatto di Henri Cartier Bresson, ovvero quello in cui la foto stessa viene pubblicata? Quindi, più che una mostra di lavori non pubblicati, si tratta di una mostra di lavori non ancora completati, perché dovrebbero ma non hanno ancora superato il passaggio di questo secondo decisivo momento: la pubblicazione.
Prust ha selezionato più di 90 progetti di diversi fotografi che non sono stati pubblicati per differenti ragioni tra cui i lavori di Sergio Ramazzotti, Alessandro Gandolfi, Alessandro Serranò, Donald Weber, Markel Redondo, Wei Ying Ang, Andrea Predescu, Filippo Massellani, Massimo Mastrorillo, Ann Ackermann, Freya Najade, Massimo Sordi, Anton Kusters, Gianfranco Maggio, Olivier Pin-Fat, Antonia Zennaro, Kosuke Okahara, Roger Guaus.

Con il suo spostamento a settembre il Festival diventa il primo appuntamento della stagione internazionale, ospitando anche, in anteprima assoluta, la nuova produzione del Mese Europeo della Fotografia: MUTATIONS 3 – Public Image, Private Views, curata da Emiliano Paoletti, che presenta, tra l’altro, The Sochi Project di Rob Hornstra e Arnold Van Bruggen, un progetto di slowjournalism finanziato via web per documentare i cambiamenti nella regione russa che nel 2014 ospiterà le Olimpiadi invernali.
Il Mese Europeo della Fotografia, nato nel 2004, comprende i festival di Parigi, Berlino, Bratislava, Lussemburgo, Mosca, Roma e Vienna. Mutations è nato al suo interno nel 2006 per esaminare collettivamente i profondi cambiamenti in corso nel mondo e nell’edizione 2010 ha l’obiettivo di dare visibilità ad artisti che sperimentano le nuove forme di espressione connesse ad internet.
Giunge all’ottava edizione il prestigioso appuntamento con la COMMISSIONE ROMA, che ogni anno chiede ad un importante fotografo internazionale di ritrarre Roma in totale libertà. Quest’anno viene presentato il lavoro di Tod Papageorge, il grande fotografo americano capostipite della Scuola di Yale, da cui provengono tra gli altri Gregory Crewdson e Philip Lorca di Corcia. Papageorge presenta il suo particolarissimo sguardo sulla città, fatto di pochi particolari, molti gesti e luoghi che spesso non sono immediatamente riconoscibili.

Sempre all’interno degli spazi di MACRO Testaccio l’attesa mostra “ECCLESIA” di Giuliano Matteucci – vincitore del Premio Baume & Mercier dedicato alla giovane fotografia internazionale – che racconta una “Chiesa” diversa e decentrata grazie alle immagini scattate nelle chiese rurali di Mali, Ghana, Burkina Faso tra il 2007 e il 2010.

Infine é anche esposto il vincitore del PREMIO LIBRO 2009, Deformer di Ed Templeton, edito da Damiani Editore, scelto dalla commissione tra oltre 300 volumi di fotografia provenienti da tutto il mondo. L’esposizione del catalogo sarà accompagnata da uno slide show delle immagini.

Un’importante conferma è la terza edizione del PREMIO IILA FotoGrafia per la giovane fotografia latinoamericana. All’interno del MACRO Testaccio é presentato: “Impero del sole”, il lavoro su Roma del vincitore dell’edizione 2009 José Manuel Castrellón, mentre l’IILA presenta nella sua Galleria “Lo Crudo Cocido”, a cura del Segretario Culturale Patricia Rivadeneira. In mostra i lavori del vincitore e dei finalisti della III edizione del Premio IILA FotoGrafia. Le opere proposte esplorano il tema “La Natura in relazione alla metropoli” raccontando l’elemento naturale all’interno delle città, ma anche la natura degli agglomerati urbani. Il vincitore, Pablo López Luz (Messico), trascorrerà un mese di residenza all’IILA per realizzare un progetto su Roma, in mostra nel 2011 al Festival.

Anche quest’anno, inoltre, le più prestigiose ACCADEMIE INTERNAZIONALI partecipano al programma presentando alcuni progetti realizzati appositamente per il festival:
“L’altro lato” a cura di Éric de Chassey di Philippe Gronon e Petites Histoires di Agnès Geoffray all’Accademia di Francia a Roma – Villa Medici;
“A question of time” a cura di Alessandra Capodiferro, Lavinia Ciuffa e Marco Delogu all’American Academy in Rome;
“ZOO” di Carlos Abalá e Ignasi López alla Reale Accademia di Spagna.
Partecipa anche la CALCOGRAFIA NAZIONALE con la mostra Deposizione di Adi Nes promossa dall’Istituto Nazionale della Grafica e dall’Ambasciata di Israele in collaborazione con FotoGrafia.