In Nome della Rosa: Umberto Croppi


In questo video Umberto Croppi, Assessore alle Politiche Culturali e della Comunicazione di Roma Capitale, interviene all’inaugurazione della mostra: “In Nome della Rosa” alla Casina delle Civette.
Nella prefazione del catalogo, Croppi presenta questa bella mostra con delle parole che meritano l’attenzione dei nostri lettori:
Icona incontrastata dell’universo floreale, la rosa non deve certo il suo primato a un esercizio di comune romanticheria ma all’infinita serie di rimandi simbolici, religiosi, letterari e artistici che ne hanno nobilitato il senso. Ne tessono le lodi dèi, re e regine, la elegge Saffo, la canta Virgilio, la racconta Plinio, ne discetta Teofrasto. Ella si erge a simbolo di dissolutezza durante la Roma imperiale, dove assurge a simbolo di fecondità e di licenza, tanto da suscitare avversione presso i cristiani.


Ma nel Medioevo si scoprono le sue virtù medicamentose, si estraggono le sue essenze curative, si impiantano rose nei più bei giardini di Spagna. Nel Trentunesimo canto del Paradiso – come ebbe a ricordare il compianto Alfredo Cattabiani – Dante così aveva descritto i beati contemplanti: “In forma dunque di candida rosa / mi si mostrava la milizia santa / che nel suo sangue Cristo fece sposa”. Certa simbologia religiosa avrebbe aderito a tale immagine: nella Fraternitas Rosae-Crucis come nel ricamo su “una cartagloria dell’abbazia francese di Fontevrault, dove si vede una rosa posta sotto una lancia, da cui piovono goccioline di sangue”.
Per non citare la Madonna del Rosario di Albrecht Dürer, il cui capo appare ornato proprio da una rosa.
La stretta relazione tra questo fiore magnifico e l’arte è dunque al centro di ogni visione di questa bellissima mostra al cui nome essa è intitolata. Ciò supera persino ogni comune accostamento che la rosa evoca nei nostri pensieri: quello decorativo e quello amoroso. Se infatti dall’antichità all’Art Nouveau, passando per la mistica cristiana e per le leggende agiografiche, essa è rimasta al centro del nostro giardino immaginario, ciò rileva tanto di un segno perenne dal quale sembra impossibile prescindere, quanto di quella allegorica bellezza grazie alla quale essa ha pervaso il mondo sin dai suoi albori.