Mirko nel tempo nel mito: LE FOTO


Mentre stamattina a Villa Torlonia parlavo con Arnaldo Romani Brizzi, curatore della mostra dedicata a Mirko, non solo mi tornavano in mente gli studi che si facevano su di lui al liceo artistico, ma anche la vitale importanza che l’artista ebbe per la formazione di molti di noi. Quindi Brizzi mi confermava come Mirko Basaldella avesse a cuore l’insegnamento ai giovani e quanto prediligesse il fare anzichè le parole, spingendo i suoi allievi (dodici anni di docenza – dal 1957 al 1969 – ad Harvard) a non perdere tempo se non con la materia stessa.
QUI ci sono un po’ di foto della mostra che ho scattato con non poca emozione e, a seguire, una parte dell’introduzione di Romani Brizzi che potrete approfondire da domani sul sito dei Musei di Villa Torlonia.

“Da alcuni anni si sta affrontando un nuovo avvicinamento di lettura all’opera di Mirko Basaldella – un approfondimento teso alla rinascita delle attenzioni più vaste sull’opera complessa di questo artista italiano di grande spicco. Mirko è sempre stato velocemente classificato dai testi di storia dell’arte come scultore, e certo questo è il ruolo in cui maggiormente si è fatto conoscere in vita – ma, come vedremo, non esclusivamente. Per merito di alcuni eventi espositivi, infatti, si va scoprendo la vena completa di ottimo disegnatore e di pittore interessantissimo, negletta per troppo tempo, o subordinata all’importanza dell’opera plastica – e questa è un’azione meritoria. Mirko risulta, alla lettura del presente, un artista completo e poliedrico, curioso e persino inarrestabile di fronte alle sfide della tecnica pittorica e non solo scultorea. Artista fecondo, capace di sperimentalismi sempre sapientemente compiuti, e di «ribellioni» alle linee e alle imposizioni troppo volute e troppo dettate dalle teorie del momento – presente, quindi, alle evoluzioni dei dibattiti, secondo suggestioni cubiste o post-cubiste, ma anche libero di ricordare a se stesso una figurazione rigorosa come quella degli anni della sua giovinezza con un dipinto inatteso, La vita nei campi – Transumanza, che preannuncia con più di dieci anni di anticipo la tentazione anacronistica di future sperimentazioni di ritorno al magistero pittorico.
Tutte le volte che si affronta un omaggio all’opera di Mirko, ci si trova di fronte alla fortissima presenza di un «fantasma», una sorta di «convitato di pietra» che, nel caso in questione, è un «convitato di bronzo». Come è chiaro ai più, mi riferisco all’inevitabile assenza, nei vari percorsi espositivi che si stanno dedicando al suo magistero, dell’opera maggiormente celebre e celebrata: i tre cancelli realizzati per il Mausoleo delle Fosse Ardeatine, che possono essere presentati, ovviamente e nel migliore dei casi, solo attraverso alcuni suggestivi bozzetti, o per il mezzo di una documentazione fotografica”.