L’IMPREVEDIBILE LEGGEREZZA DELLA MATERIA


L’arte della ghisa tra ottocento e novecento
Mascheroni con sembianze umane o mostruose, leoni che ruggiscono, satiri e fauni con volti animaleschi, un bellissimo drago sovrastato da una colomba e da un serpente che si fronteggiano, quasi a sfidarsi, nell’eterna lotta tra il bene e il male, cornucopie traboccanti di frutta e fiori: un favoloso repertorio di motivi ornamentali che da straordinari manufatti in ghisa prosegue lungo le vetrate e gli stucchi della Casina delle Civette di Villa Torlonia. Sede ideale dunque per ospitare dal 13 aprile al 25 settembre 2011 la mostra L’imprevedibile leggerezza della materia. L’arte della ghisa tra Ottocento e Novecento. (QUI le foto di stamattina all’inaugurazione della mostra)
L’esposizione – la prima in Italia nel suo genere – documenta con circa 30 opere l’impiego della ghisa, il significato iconografico dei suoi motivi decorativi e la sua fortuna nell’arte applicata tra Ottocento e Novecento, sia nell’arredo urbano sia in quello domestico. Si possono ammirare lampioni ed elementi di lampioni (basamenti, pastorali, candelabri) con il loro straordinario repertorio ornamentale (statue, maschere, teste di dame e di guerrieri, di dei e uomini, leoni alati e draghi), ringhiere, fontanelle, vasi, porta ombrelli, carboniere, roste, picchiotti e maniglie per portoni, provenienti dalla collezione della Fondazione Neri-Museo Italiano della Ghisa, il più importante centro di ricerca in Europa sull’arredo urbano.
Tra la seconda metà dell’Ottocento e i primi decenni del Novecento molti manufatti destinati all’illuminazione e all’arredo urbano furono realizzati in fusione di ghisa: con la loro presenza contribuirono a trasformare il volto delle città divenendo anche una delle espressioni più significative della nascente industrializzazione. Questi elementi, spesso di grandi dimensioni,  presentano caratteristiche decorative uniche, come il bellissimo leone alato, proteso in atteggiamento minaccioso sulle zampe anteriori, basamento della fine dell’Ottocento per un gruppo di quattro splendidi candelabri a tre luci collocati a Torino; oppure l’esuberante tronco di palma degli anni Trenta del Novecento, base a un gruppo di lampioni collocati nelle zone più importanti di Sanremo. Tra le sale della Casina delle Civette si passa dalla monumentalità degli elementi decorativi delle colonne dei lampioni alla leggerezza delle ringhiere, delle fontanelle, diffuse in modo capillare nei grandi centri come in quelli piccoli, fino agli elementi a corredo dei portoni, come i picchiotti, le roste, e gli scansaruote. Un’ampia raccolta di cartoline d’epoca esposte nella Dipendenza documentano i manufatti in ghisa presenti nelle città italiane.
Il percorso espositivo comprende anche oggetti di più modeste dimensioni destinati all’interno della casa o al giardino, ambiti nei quali la produzione in ghisa ha dato ugualmente prova di grande creatività: stufe, piastre da camino, carboniere, vasi. Si tratta di oggetti realizzati per rispondere a una particolare funzione, ma che riescono spesso a esibire raffinate soluzioni ornamentali. Come l’elegante porta ombrelli proveniente da un antico palazzo parigino, impreziosito da numerosi decori vegetali e floreali e da due belle figure femminili seminude, coperte solo da un drappo legato in vita. In basso c’è la grande conchiglia asportabile di colore bianco, sempre in fusione di ghisa, con la funzione di raccogliere l’acqua di scolo degli ombrelli. Nella Dipendenza, attraverso istallazioni e tavole didattiche, viene illustrato il processo di produzione dei manufatti in ghisa e sono esposti alcuni rari cataloghi dei prodotti delle più importanti fonderie operanti in Europa tra l’Ottocento e il Novecento. Duilio Cambellotti, l’artista-artigiano che ha legato il suo nome a molte delle vetrate che abbelliscono la Casina delle Civette, ha uno spazio di rilievo in quanto autore di uno straordinario lampione disegnato nel 1896.