Sarah Braman al MACRO


Inaugurata ieri sera al MACRO la prima mostra personale in Italia dell’artista americana Sarah Braman. Quattro sculture, di cui una concepita e realizzata appositamente per il MACRO, indagano e raccontano desideri nascosti e inaspettati del nostro mondo attraverso la luce, il colore e la materia. QUI le foto dell’allestimento.
Se fossi entrata al Macro con i ragazzi della mia troupe televisiva, come già accaduto in altre occasioni qualcuno mi avrebbe detto: “Mbè, che cce vole? Lo facevo purìo… annavo in cantina, prendevo dù mobili de mì nonna e je davo qualche pennellata!”.
Ma non è così. Le semplificazioni popolari, pur ironiche e divertenti, sono spesso aliene dalla concettualità dell’arte contemporanea, laddove manipolando e assemblando oggetti vengono rappresentate visioni interiori e stati d’animo.
Infatti le sculture della Braman sono spesso assemblaggi di oggetti di uso comune, come mobili, ferrovecchio e talvolta parti di carrozzerie, che nella loro imponente concretezza rappresentano per l’artista “monumenti alle persone che amo, alla gioia e alla confusione che provo per l’essere viva”. L’opera, prodotta appositamente per il MACRO, é composta da acciaio, plexiglas, oggetti di seconda mano e pittura.
Attraverso l’atto creativo, Sarah Braman concretizza stati d’animo e sensazioni del momento, memorie personali e collettive, visioni fisiche e poetiche che generano un’unione sospesa tra passato e presente, realtà e immaginazione. Nel tentativo di liberarsi dalla necessità della rappresentazione, le sculture approdano quindi a un equilibrio all’apparenza precario ma che, grazie a uno sguardo attento e mobile, si rivela stabile e naturale.
Un approccio estatico e istintivo verso il mondo e l’arte, che emerge nelle parole dell’artista: “Più canzoni d’amore perché non so nulla. Disegna nella sporcizia. Costruisci una capanna. Costruisci un monumento! Facciamo sesso! Non capisco la corporeità del nostro pianeta. Com’è possibile? Il colore è un miracolo. Com’é ‘essere liberi’ qui? La morte arriva, sempre”.
“Lay Me Down” (Sdraiami / Stendimi), titolo della mostra, si presenta come un atto di abbandono rispetto all’inevitabilità della perdita; una consapevolezza ben presente nelle opere della Braman, che colgono la pienezza dell’istante nel momento del suo mutare. Luce e colore, elementi scultorei per eccellenza, rappresentano la sintesi di questa volontà di cambiamento, che si concretizza poeticamente nelle sue opere.