MACROSUMMER2011: Tomas Saraceno – LE FOTO


“Cloudy Dunes. When Friedman Meets Bucky on Air-Port-City” è il progetto speciale che l’artista argentino Tomas Saraceno ha concepito per gli spazi della grande Sala Enel. Con questa incredibile installazione, Saraceno reinterpreta completamente lo spazio MACRO, trasformandolo in una “città nuvola”, una visione di un’architettura aerea per la vita del futuro. LE FOTO

L’opera Cloudy Dunes sarà composta da oltre 500 moduli costituiti da migliaia di tubi per cavi elettrici – suggestioni abitative mobili e leggere attraversate dalla luce di sei proiezioni video che restituiscono la realtà nella rarefazione del bianco e nero. I video, prodotti con l’energia eolica, sono stati realizzati nel paesaggio naturale del Lencois Maranhenses Park nel nord del Brasile, un luogo mai raggiunto dalla rete elettrica. Grazie a questo progetto, Saraceno trasforma la sala espositiva del nuovo MACRO in una città organica, fluttuante e sospesa, in cui il visitatore potrà immaginare nuove possibilità architettoniche e sociali.
L’installazione, formata da 18 km di tubi per cavi elettrici, riflette sull’idea della rete di energia alla base degli studi del celebre architetto Richard Buckminster Fuller: secondo le idee di questo protagonista fondamentale della cultura contemporanea, il mondo intero potrebbe essere collegato da una rete di energia capace di oltrepassare i confini geografici e culturali che caratterizzano il pianeta, per creare, come afferma Saraceno, “un catalizzatore per nuovi modi di vivere, viaggiare e comunicare”.
Ogni modulo costituito da tubi piegati a cerchio è simile alla cellula di un organismo vivente: Saraceno ne fa l’elemento primario di un’architettura non terrena, ma aerea e volante che richiama la Ville Spatiale dell’architetto/artista Yona Friedman. Da queste fonti, unite all’esempio delle sperimentazioni Dada e del Merzbau di Kurt Schwitters, l’artista giunge così a creare una “città/nuvola”, un universo galleggiante nell’atmosfera, ma al contempo radicato nella realtà ecologica del paesaggio, degli individui e delle loro relazioni. I moduli che lo compongono possono essere visti come granelli all’interno di una tempesta di sabbia, in grado di fertilizzare la vita sociale, l’ambiente, le menti degli uomini e di porsi come modello per la costruzione delle case, degli edifici, delle città e dei continenti. Spazi e ambienti contemporanei, complessi, che aprono nuove possibilità per il futuro.

Le proiezioni sono state realizzate dall’artista nel parco naturale brasiliano attraverso un meccanismo complesso: l’energia del vento, muovendo le pale eoliche, faceva scattare un sensore ottico che fotografava il paesaggio desertico di dune, sabbia e bacini di acqua piovana: i video sono il frutto del montaggio di questi scatti e la velocità dei diversi fotogrammi nella sequenza dipende direttamente da quella del vento.

L’opera, nel suo complesso di forte impatto e contemporaneità, crea un originale dialogo con l’architettura del MACRO, giocando con i suoi diversi livelli e interagendo con le sue spazialità, dalle pareti al soffitto, attraverso le passerelle sospese. Il lavoro di Saraceno infatti mira continuamente a monitorare lo spazio, cercando di dilatare il processo di percezione attiva che porti a riconsiderare in maniera critica la propria posizione verso la realtà. Il progetto Cloudy Dunes, presentato per la prima volta nel 2006 da Attitudes a Ginevra e nel 2008 alla Fondazione Garrone a Genova, assume a posteriori un valore centrale e preannunciativo alla luce della ricerca attuale di Saraceno: la base di “Cloud City” è il dodecaedro, di cui il modulo di “Cloudy Dunes” appare come l’antesignano. Il progetto che può essere creato e ricreato come una forma tautologica e metaforica della mobilità sociale e abitativa, assume al MACRO una connotazione inedita e spettacolare, confrontandosi con le dimensioni della sala espositiva del museo e configurandosi come una vera e propria installazione-evento.

La presenza di Saraceno al MACRO rappresenta una conferma della centralità che il Museo d’Arte Contemporanea Roma sta assumendo all’interno del panorama artistico nazionale e internazionale.

Il curatore della mostra, Luca Massimo Barbero, afferma: “La molteplicità delle possibili interpretazioni di Saraceno è la base del suo fascino. Il suo essere contemporaneo unisce, come in questo caso, un’altissima forza di poesia flottante a una ricerca straordinariamente lucida dell’elemento della struttura. Poesia e ricerca si combinano quindi in modo permanente e al tempo stesso mutante. Saraceno parla di una struttura di volo e di sabbia, dove il granello è un’unità insieme microscopica e infinita. In questo movimento di vento e sabbia, vedo uno straordinario sogno della vitalità del contemporaneo, che per un attimo si materializza per il nostro pubblico negli spazi del MACRO, per una fantastica e possibile visione di viaggio”.
Tomas Saraceno è nato a San Miguel de Tucumán, in Argentina, nel 1973. Vive e lavora a Francoforte. Architetto e diplomato in Belle Arti, segue da sempre una ricerca legata alla sperimentazione di soluzioni ecosostenibili per la creazione di nuove architetture. Ha partecipato a molte mostre in tutto il mondo; tra le personali ricordiamo “14 billions (working title)”, Bonniers Konsthall, Stoccolma, Svezia, (2010); “Tomas Saraceno: Lighter than air”, Houston Blaffer Gallery, Houston, USA (2010); “Biosphere”, Statens Museum for Kunst, Copenhagen, Danimarca (2009); “Tomas Saraceno”, Mudam Musée d‘Art Moderne Grand-Duc Jean, Lussemburgo (2009); “Cloudy House”, Andersen’s Contemporary, Berlino, Germania (2009); “Tomas Saraceno: Lighter than air”, Walker Art Center, Minneapolis, USA (2009); “Galaxies forming along filaments, like droplets along the strands of a spiders web”, Tanya Bonakdar Gallery, New York, USA (2008); “Biosphere MW32 Air-Port-City”, Pinksummer Gallery, Genova, (2007). Tra le mostre collettive a cui ha preso parte: “Merz World”, Cabaret Voltaire, Zurigo, Svizzera (2011); la 53. Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia (2009); “In Defense of Nature”, Barbican Art Center, Londra, Gran Bretagna (2009); “Life Forms”, Bonniers Konsthall, Stoccolma, Svezia, (2009); «Liverpool Biennial 2008», Liverpool, Gran Bretagna (2008); «50 Moons of Saturn», T2 Torino Triennale, (2008); «Biennale de Lyon 2007», Lione, Francia (2007). Nel 2009 ha ricevuto il premio Calder della Calder Foundation in associazione con la Scone Foundation.