GIO PONTI: il fascino della ceramica


Presentato stamattina alla stampa, al Casino dei Principi di Villa Torlonia, l’omaggio che Roma fa al grande architetto e designer Gio Ponti con le ceramiche ideate per la manifattura Richard-Ginori tra il 1923 e il 1930. Una mostra bellissima  (LE FOTO che ho scattato stamattina vedetele tutte, anche se sono tante!) in cui sfilano, in una sorta di raffinata messa in scena, donne tornite sospese su architetture classiche, avvolte da sbuffi di nuvole, animali in corsa, clown e pierrot, barche che veleggiano su mari agitati da sinuose onde: matrici figurative diverse si intrecciano nella produzione disegnativa di Ponti che guarda con attenzione anche alle esperienze contemporanee con esiti riconducili alla metafisica, al Novecento, al futurismo. Fin dagli esordi traspare una sottile vena di ironia: è in tale ironico distacco che possiamo ritrovare il segno della modernità. Nella produzione di Ponti ai pezzi di grande raffinatezza, come le ciste di ispirazione archeologica – opere uniche – si affiancano anche oggetti per il mercato corrente come i vasi dalle figure femminili e vegetazione o soprammobili quali “La terra promessa”, in cui due vignaioli reggono un grappolo d’uva, simbolo di vendemmia produttiva.

Gli acrobati ci insegnano che tutto è immaginabile e possibile, al di là dei limiti, ma con lietezza, forza, coraggio e giovinezza, immaginazione, bontà”. Così Gio Ponti in una lettera alla figlia Lisa esprime la poetica alla base del suo repertorio figurativo, unico per carica innovativa, sottolineando il ruolo creativo dell’artista al servizio del bene comune.
Non a tutti è noto che Gio Ponti, tra i migliori architetti e designer italiani, inizia la sua carriera negli anni Venti: tra 1923 il 1930 assume la direzione artistica della storica Manifattura Richard-Ginori. Di questa produzione, segnata da un elevato pregio artistico, sono in mostra oltre cento opere tra disegni e ceramiche, provenienti da prestigiose collezioni pubbliche e private. L’esposizione è curata da Dario Matteoni, con la collaborazione di Luciano Colantonio per la selezione delle opere ed ideata dalla Società Anonima Talenti.
Fantasia creativa e innovativa nel confronto costante con la classicità. Questa è una delle possibili chiavi di lettura delle eleganti opere esposte, tra cui vasi, coppe, piatti, urne e alcuni disegni preparatori realizzati in lapis, matita e tempera. I decori sono ispirati ai temi dell’antichità classica, all’arte greca, romana, etrusca e all’eleganza neoclassica, come nelle ceramiche “Le mie donne”, “La conversazione classica”, le maioliche “Orfeo” e “Euridice” o “Il trionfo dell’amore e della morte”.
Dalle opere in mostra risulta evidente che il talento di Gio Ponti – “profondamente sincero nelle sue ricerche stilistiche e, quello che più conta, riccamente dotato di qualità inventive” come scrisse  di lui nel 1923  Carlo Carrà – si manifesta fin dagli esordi rivelando, prima della celebrità come architetto, la sua originalità inventiva, dal segno ironico e moderno.