(Un)Forbidden City & Il Suono della Luce


Presentate stasera altre due interessanti mostre al MACRO Testaccio nell’ambito della Biennale Internazionale di Cultura “Vie della Seta”. (Un)Forbidden City – La post-rivoluzione della nuova arte cinese è uno scorcio sulle nuove tendenze che animano la scena artistica contemporanea cinese. La mostra è pensata come un luogo in cui tradizioni e identità si aggiungono a un percorso creativo transnazionale, verso una realtà che Achille Bonito Oliva definirebbe Glocal.
Il gruppo di artisti selezionati è caratterizzato da una matrice generazionale legata ai movimenti studenteschi post rivoluzionari e alla cultura underground che ne è scaturita. Tali artisti presentano codici estetici e soluzioni formali che galvanizzano nuovi media e cultura popolare nel tentativo di costruire una nuova identità. La loro esperienza artistica ibrida e provocatoria include fotografia, pittura, installazione, performance e video art. Tra gli artisti presenti in mostra ci sono gli stessi Gao Brothers, conosciuti a livello internazionale per i loro esperimenti artistici e multimediali sull’idea della crisi spirituale che colpisce l’individuo e più generalmente la condizione umana.
Le loro opere mettono in scena le ansie e le paure che caratterizzano la cultura internazionale persa ormai nella volgarità culturale della globalizzazione (Yi Ying, World Art Magazine). Tra gli altri artisti selezionati: Lu Feifei, Chang Lei, Wu XiaoJun, Xinmo Li, Shen Ruijun, Gao Shen, Sung Ping, Sun Lei.

Il Suono della Luce è un grande lavoro ideato e realizzato appositamente per questa occasione dall’artista coreana Kim Minjung. È un’opera di circa trenta metri che appartiene al ciclo “Mountains”, una serie di lavori che Kim Minjung ha cominciato a realizzare dalla fine del 1997 e in cui la luce gioca un ruolo fondamentale creando un gioco impalpabile di trapassi atmosferici dal grigio perla al nero assoluto. La genesi di questa serie si trova in un’occasione particolare: una passeggiata all’alba, una roccia sul mare, l’osservazione delle onde. L’artista entra in risonanza con quel primo impulso sensoriale e si rapporta con l’infinità del tutto. In Mountain luce, oscurità e colore sono resi con delicatissime pennellate sovrapposte che paiono creste montuose o ondate sonore che continuano a vibrare e a comporsi in una infinità di toni digradanti. Altri lavori, che mostrano l’evoluzione del percorso pittorico di Kim Minjung, proseguono e completano la mostra.