Visioni in Centrale Montemartini


Pothos (copia da Skopas del IV sec. a.C.), sala caldaia

Pothos (copia da Skopas del IV sec. a.C.), sala caldaia

È consentito, in mezzo a tutte quelle sculture, sognare un mondo fatto di bellezza in cui poter osservare la realtà dall’alto, come in volo, sopra il bianco luccicante dei marmi, sui busti arcuati in torsioni lievi.

Sarebbe bello conoscerne la storia. Quella di Atena, così seria e triste, costretta in quei pepli guerrieri ma con la mente rivolta altrove, a una vita diversa, più lieve. È strano come tutti siano intenti alla riflessione, chi col capo da un lato, chi guardando fisso nel vuoto. Mesti per lo più, infelici. Anche i corpi privi di testa esprimono rassegnazione, come accettassero a malincuore la condanna all’inazione.

Fantastico sarebbe ascoltarne le storie, la loro scoperta, lontano dalle destinazioni originarie, occultati nella malta di qualche costruzione postimperiale, dalla quale sono riemersi, attoniti, in un’epoca così diversa dalla loro. Come quella piccola testa ritrovata a via dei Fori Imperiali, un ritratto di donna dallo sguardo languido e i capelli intrecciati e inanellati, del III secolo dopo Cristo, ritrovata nel 1933. Chissà che spavento trovarsi intorno tutte quelle ruspe e quegli uomini urlanti in una lingua incomprensibile. E cosa ha pensato il piccolo Icaro con le ali spezzate che si è ritrovato accanto ad Antinoo che gli volta le spalle sdegnoso. Sembra pensare “Non importa… avrei voluto parlarti del mio volo, ma capisco”. Ha un sorriso timido e impacciato, sottomesso allo sguardo curioso di Apollo che, di fronte a lui, accenna un sorriso con le labbra socchiuse.

Filippo l’Arabo sembra più autosufficiente, protetto com’è dal suo fascino virile. È curioso l’atteggiamento dell’Apollo Sosiano che sembra l’unico intenzionato a fuggire da lì; ha già preso la rincorsa ma qualcosa l’ha trattenuto lasciando i suoi muscoli inutilmente tesi. La musa Polimnia, invece, se ne sta tranquilla e sognante, ha raggiunto la pace dei sensi nonostante la giovane età e il gran trambusto intorno; anche nel giorno di chiusura, in mancanza dei rumorosi e irriverenti turisti, nei pressi del Museo si svolgono silenziose lotte tra satiri e giganti, cinghiali e pantere, mentre il figlio di Niobide agonizza ferito a morte da Artemide. Ma a Polimnia tutto ciò sembra non interessare e neanche alla fanciulla seduta alla sua destra con lo sguardo basso e fisso in un punto, forse incantato. Dietro le colonne le osserva un ermafrodito contorto.