Una sera al FOTOGRAFIA Festival Internazionale di Roma (XI edizione): storie di lavoro e di persone


Lo spazio espositivo del MACRO a Testaccio, in questi ultimi mesi, dà il meglio di sé soprattutto la sera: il buio e le luci delle esposizioni si intersecano costruendo un ambiente dall’aspetto alquanto onirico. Appena varcati gli archi all’ingresso della struttura, non si può fare a meno di notare la nuova costruzione in allestimento totalmente composta da canne intersecate tra di loro, una torre in legno che dal cielo notturno sprofonda nel terreno in un gioco di luci spettacolare.

Prima di entrare nello spazio principale della mostra, tappa obbligatoria (e gratuita) è la piccola stanza bianca totalmente ricoperta all’interno da centinaia di fotografie semi-distrutte degli album delle famiglie giapponesi recuperati il giorno successivo allo Tsunami dell’11 marzo 2011. Anche qui la luce e il buio contribuiscono a rendere ancora più intense le sensazioni davanti all’esposizione. L’oscurità esterna fa si che la camera dedicata al LostandFound311 risulti ulteriormente spettrale e la luce bianca all’interno aliena ancora di più il visitatore che osserva le pareti coperte d’immagini distorte, veri e propri fantasmi di un mondo spazzato via.

Le sale espositive più grandi sono dedicate al tema principale del FOTOGRAFIA Festival Internazionale di Roma XI edizione: il lavoro.

Gli scatti raccontano le storie delle pescatrici di perle, degli impiegati, della squadra di recupero della Costa Concordia, dei raccoglitori di arance, dei minatori e molto altro.

Ogni visitatore può vagare da uno scatto ad un altro, da una storia all’altra, perdendosi in un ambiente dove la fotografia è la finestra di numerose storie umane.

Insomma la mostra colpisce e anzi, consiglio di approfittare di questi ultimi giorni d’esposizione (chiude il 28 ottobre) per passare a dargli un’occhiata… ovviamente la sera.

Fotografie di Muna Bouriki