Pietro Canonica: protagonista di un secolo


Una mite domenica primaverile, il 21 aprile, Natale di Roma, e grazie anche alle #invasionidigitali, l’occasione perfetta per riscoprire un gioiello immerso nel verde di Villa Borghese: il Museo Pietro Canonica.

Solennità, immortalità, sofferenza, ecco a mio avviso i tre elementi in risalto nelle sculture esposte nella sala principale del Museo.
Nel Gruppo della Battaglia di Sokarya, ad esempio, un gesso patinato a bronzo del 1928, a catturare lo sguardo di qualsiasi visitatore è una donna china al suolo, capo reclinato, sguardo quasi rassegnato, tiene stretta a sé il suo bambino, impaurito da ciò che lo circonda.

Poco più avanti, nella Sala IV, si cambia musica: a raccontarci la loro storia sono due donne, una nobile, la Contessa Arline Meade  e l’altra, stella del cinema in auge negli anni venti, l’attrice Lyda Borelli.
Due busti carichi di femminilità ed eleganza, simili, ma al contempo contrapposti. La Contessa ci guarda con austerità e distacco, quasi voglia ricordarci di far parte di un altro rango; frivolezza e voglia di comunicare sono invece le parole chiave rappresentanti il busto dell’attrice.

Molto toccante è infine la Sala della Religione, dove, tra i bassorilievi della via Crucis emerge la scultura del Cristo Flagellato; in quest’opera l’artista mette il risalto la sofferenza e la Passione di Cristo curando l’espressione del volto nei minimi dettagli.

Merita senz’altro una visita anche l’appartamento dell’artista dove tutto è rimasto immutato, in un tempo che sembra così lontano ma anche così vicino ai giorni nostri.
Le numerose opere presenti nel Museo sono state create lungo tutto il Novecento dallo scultore Pietro Canonica; ciò lo rende protagonista di un secolo, protagonista della realtà che lo circondava, una realtà che grazie a quest’artista adesso è lì, per parlarci ed emozionarci.