Tu sarai Marcello (Eneide, sesto libro verso 884)


C’è una stradina a Roma che percorre il centro antico della città senza interrompere il suo rapporto vivo con i luoghi che attraversa. Si lascia alle spalle l’antico Ghetto per inoltrarsi verso il Campidoglio ripassando un bel tratto di storia romana scandita dai toponimi che si incontrano: a sinistra il portico d’Ottavia, a destra il teatro di Marcello, i resti del tempio di Apollo Sosiano sullo sfondo.

A ben vedere, dietro a questi nomi si scorgono vicende individuali intrecciate strettamente con la storia ufficiale. Come quella di Ottavia, sorella maggiore dell’imperatore Ottaviano Augusto, da lui amata ma anche strumentalizzata a fini politici per saldare, tramite matrimonio, il proprio legame burrascoso con il triumviro Marco Antonio, rimasto vedovo a seguito della morte della moglie Fulvia.

Le nozze tuttavia non riescono a tenere lontano a lungo Antonio da Cleopatra. In occasione di una nuova campagna di guerra contro i Parti, la coppia si riunisce a discapito di Ottavia che, tutt’altro che remissiva, tenta di salvare il matrimonio mettendosi in viaggio – nel 35 a.C. – verso oriente con denaro e truppe per il marito. Il suo viaggio si ferma ad Atene dove Antonio le ordina di tornare indietro. Di lì a poco il legame tra i due termina definitivamente con il ripudio.

A questo punto Ottavia, già in precedenza vedova di Gaio Claudio Marcello minore, rimane da sola ad occuparsi dei suoi cinque figli, tre del primo matrimonio e due nati dal legame con Antonio. Non si tira indietro neppure dall’onere di cura della numerosa prole avuta da Antonio nelle sue unioni, accogliendo presso di sé anche uno dei figli di Fulvia e i tre figli della rivale Cleopatra, Alessandro Helios, Cleopatra Selene e Tolomeo Filadelfo.

La sorte avversa la colpisce ancora duramente quando il figlio Marco Claudio Marcello, adottato da Augusto come suo erede, muore prematuramente nel 23 a.C. Il sommo poeta Virgilio in presenza di Ottavia ed Augusto, celebra il defunto con versi dell’Eneide che provocano il malore della madre*. In onore del compianto nipote l’imperatore Ottaviano fa edificare il Teatro di Marcello.

Ed è così che, percorrendo la stradina di cui sopra, figlio e madre si trovano celebrati entrambi e quasi di fronte una all’altro. Al momento della sua morte nell’11 a.C., infatti, Augusto dedica alla sorella Il complesso del portico d’Ottavia, da lui ricostruito tra il 27 ed il 23 a.C. al posto del più antico portico di Metello. Nome chiama nome: chi sia Metello bisognerà scoprirlo, nel frattempo per conoscere l’aspetto di Ottavia ci si deve fidare dei numerosi, ma incerti, tentativi di identificazione: una testa di basalto del Louvre, un’altra al museo di Bonn, un busto del Museo Nazionale Romano, un ritratto alla National Galerie di Oslo, una bella statua del museo di Napoli. Anche all’Ara Pacis è possibile osservare una figura femminile che potrebbe essere Ottavia, nel corteo di personaggi sul lato nord del monumento. Distintiva del personaggio la pettinatura  detta “all’Ottavia”, di moda al tempo del secondo triunvirato, con un caratteristico largo ciuffo sulla fronte.

Credits immagini

Ottavia: Tour Virtuale del Museo dell’Ara Pacis
Portico d’Ottavia: Foto in Comune
Teatro di Marcello: Turismoroma

* Sbarcato a Cuma, Enea viene condotto dalla Sibilla nell’Ade e vi incontra l’ombra del padre Anchise. Questi, gli profetizza la morte prematura del giovane Marcello:

“Heu, miserande puer, si qua fata aspera rumpas,
tu Marcellus eris. Manibus date lilia plenis
purpureos spargam flores animamque nepotis
his saltem accumulem donis, et fungar inani
munere”

Ohi, ragazzo degno di pianto: se mai rompessi i tuoi fati,
tu resterai Marcello. Gettate gigli a piene mani,
che io sparga fiori purpurei e colmi l´anima del nipote
almeno con questi doni e faccia un inutile
regalo”.