Il privilegio dell’arte


Ah venga la poesia
e faccia saltare in aria
quei forzieri
e ne sparga
i tesori
ai quattro venti *

Dal soggiorno della sua ultima abitazione in Lungotevere della Vittoria 1, Alberto Moravia ritratto da Renato Guttuso sembra scrutare, pensoso, un po’ scettico ma partecipe, l’ospite. Passeggiare per la Casa Museo Alberto Moravia non è come visitare un museo, è più simile ad un appuntamento con una vecchia conoscenza, per fare quattro chiacchiere. Sopra al divano, accanto ai quadri, arredano la parete una serie di maschere tradizionali che Moravia ha portato con sé dai tanti viaggi in Africa, Asia e Giappone. Accanto, il dipinto della sorella dello scrittore, Adriana Pincherle, quello di Toti Scialoja, Piero Guccione, Mario Schifano. Di quest’ultimo colpisce il titolo, Caro Alberto, guarda Mario, ma non è il solo. In corridoio, il dipinto degli anni ’70 che Franco Angeli dedica all’amico ha nome Ci vediamo a Sabaudia, altra testimonianza dei tanti rapporti dello scrittore con il mondo dell’arte del Novecento. Un’umanità ampiamente rappresentata in questa casa negli scaffali carichi di importanti volumi, quelli della biblioteca personale dello scrittore, con testi di letteratura italiana e straniera, cataloghi e saggi sulle arti visive, la politica, la psicanalisi, le culture extra-europee. E i testi dell’Archivio, quasi 15.000 documenti tra lettere, giornali e manoscritti.

Arrivati allo studiolo, un diverso ritratto di Moravia, di Adriana Pincherle, sembra aver attenuato nei tratti la partecipazione emotiva alla nostra visita. Il volto è sempre appoggiato alla mano sinistra, ma all’espressione curiosa del quadro di Guttuso sembra essersi sostituita la noia, sentimento d’altronde per nulla sconosciuto allo scrittore. Anche una scultura in legno di Mario Ceroli propone l’immagine di Alberto Moravia, di profilo.

È questo l’ambiente dove è possibile immaginarlo meglio, al lavoro, chino sulla sua macchina da scrivere Olivetti 82, dietro alla bellissima scrivania, anch’essa opera di un amico, lo scultore Sebastian Shadhauser. D’altronde dietro il tavolo, una foto mostra lo scrittore proprio nell’atto in cui lo abbiamo poco prima immaginato. Dalla parete opposta, una maschera rituale giapponese, in legno intagliato e colorato, esibisce un ghigno di scherno o d’orrore. Impossibile tralasciare, nella stessa stanza, Caro Alberto… di Mario Schifano, dipinto del  1968, Ritratto di scimmia, disegno di  Renato Guttuso del 1970, Composizione urbana, dipinto di Titina Maselli, senza data.

Se il visitatore della casa museo sul Lungotevere cerca ispirazione alla propria vocazione di scrittore, sappia che Moravia si trovava più a suo agio tra i pittori “La compagnia dei pittori mi piace per la medesima ragione per cui preferisco la pittura alla letteratura. Hanno sempre qualcosa al tempo stesso di artigianale e di creativo, mentre lo scrittore che non sia geniale è spesso un piccolo borghese. Insomma il pittore è sempre artista, lo scrittore solo qualche volta” (da Alberto Moravia – Alain Elkann, Vita di Moravia, Bompiani, Milano 1990)

Per consolarsi apra le finestre sul terrazzo dell’appartamento da cui la vista si allarga sul Tevere. Il panorama è lo stesso di allora, salvo il nuovo ponte che unisce i due lungofiume all’altezza del Foro italico. Autunno romano dai colori contrastanti e cupi, il mese in cui è nato Alberto Pincherle, il 28 novembre del 1907.

* estratto da “Il mio fantasma” di Alberto Moravia,  poesia pubblicata postuma sui “Quaderni” del Fondo Moravia (n. 2, ’01) e conservata in foglio dattiloscritto s.d. tra le carte di Moravia, Archivio Fondo Moravia