Fascino mediterraneo


Chi può essere il rampollo della famiglia giulio-claudia il cui ritratto è esposto al Museo di Scultura Antica Giovanni Barracco, piano secondo, sala IX?

È una piccola testa di bimbo in tenera età, tre o quattro anni, proveniente dalla villa di Livia Drusilla sulla via Flaminia, a Prima Porta.

La famosa dimora imperiale della moglie di Augusto, denominata ad gallinas albas, ha una storia curiosa e antica tanto da essere citata da illustri scrittori e storici romani, quali Plinio, Svetonio e Cassio Dione.

Un dì un’aquila lascia cadere sulla villa una bianchissima gallina che porta nel becco un ramoscello di alloro. Da qui l’uso, che gli imperatori fanno proprio per secoli, di cingersi il capo con tale decorazione vegetale e piantarne rami nei campi delle battaglie vittoriose.

Ma torniamo al ritratto di fanciullo. La storia qui si fa meno fantasiosa, ma senz’altro più intricata. Livia Drusilla è la terza moglie di Augusto, da lui impalmata dopo aver abbandonato Scribonia, madre della sua unica figlia, Giulia.

Livia, a sua volta, sposa Augusto dopo essere stata indotta a divorziare dal primo marito e mentre è ancora gravida del loro secondogenito, Druso.

Ricapitolando, Augusto mette al mondo un solo figlio, una femmina, Giulia, mentre Livia, prima di sposarlo ha già due figli maschi, Tiberio e Druso, nati dal primo matrimonio.

Arrivati a questo punto della storia, l’attribuzione dell’identità del ritratto del Museo Barracco sembrerebbe semplice. Non è così. La successione di Augusto si va via via complicando.

Dapprima, non avendo figli maschi, egli spera di designare come erede Marco Claudio Marcello, figlio della sorella Ottavia, primo marito della figlia Giulia, il quale però muore prematuramente. Pensa così di ovviare al problema facendo sposare nuovamente la figlia vedova con il proprio luogotenente Marco Vipsanio Agrippa. Da quest’ultima coppia nascono Gaio e Lucio, che sembrano finalmente essere gli eredi giusti, come conferma l’adozione da parte del nonno Augusto.

Ma il destino non vuole così. Alla morte di Agrippa nel 12 a.C. segue quella prematura di Druso in Germania nel 9 a.C. Pochi anni dopo, la stessa sorte tocca a Gaio Cesare e Lucio Cesare. Ad Augusto restano due possibilità, il nipote Agrippa Postumo – ultimo figlio superstite di Giulia e di Vipsanio Agrippa, dal carattere scontroso, non interessato alla politica e, pare, appassionato solo di pesca – che cade presto in disgrazia e, esiliato a Pianosa, vi trova la morte – e Tiberio, primo figlio della moglie Livia e ultimo marito della figlia Giulia. Sarà Tiberio a spuntarla.

Una successione complessa dunque, che rende difficile il riconoscimento del nostro bel ritratto in marmo lunense. Ciò non toglie che, insieme a tutte le altre sculture antiche presenti, l’opera valga una visita al Museo Barracco, una delle più interessanti raccolte museali del panorama romano.

Qualche esempio: per l’arte egizia, la splendida sfinge di una regina della XVIII dinastia (1479-1425 a.C.), trovata a Roma nel santuario isiaco del Campo Marzio, e la testa del faraone Sethi I (XIX dinastia, 1289-1278 a.C.). Per l’arte assira: una serie di rilievi con scene di guerra, di deportazione dei prigionieri e di caccia, provenienti dai palazzi reali di Ninive, Nimrud e Khorsabad nella Mesopotamia settentrionale. Databili tra il IX e il VII secolo a.C., sono riferibili ai maggiori sovrani dell’Impero neo-assiro.  E ancora, interessanti esemplari di arte cipriota, importanti reperti etruschi, copie di altissimo livello di sculture delle maggiori scuole artistiche della Grecia classica, originali greci particolarmente numerosi. Per finire, due formelle dal duomo di Sorrento (X-XI secolo) e un frammento del mosaico absidale della San Pietro medievale (XII-XIII secolo).

Dalle prime dinastie egizie al XII secolo d.C., un bel viaggio artistico completo tra le antiche civiltà del Mediterraneo.