I colori dell’Ara


La figura al centro di uno dei rilievi più integri dell’Ara Pacis potrebbe essere il pater Enea in veste sacerdotale. Capo coperto dal mantello, aspetto venerabile, è raffigurato mentre onora gli dei con un’offerta su un altare rustico. Lo assistono due giovani, l’uno recando un vassoio e una brocca, l’altro sospingendo una scrofa verso il sacrificio. Alle spalle del principe troiano è a stento visibile una figura con l’aspetto di uomo adulto, difficilmente identificabile. La magia dei colori restituisce la vita a questa immagine sbiadita: quel giovane vestito “alla frigia” ricompare per incanto vicino ad Enea e sembra proprio Julo – Ascanio, figlio dell’eroe troiano, non più con le sembianze di un bambino, ma con quelle di Augusto, futuro imperatore.

Si tratta di uno dei quattro pannelli che il pubblico ha potuto ammirare nel nuovo ciclo di aperture serali di Ara Pacis a colori, grazie anche alla ricorrenza, il 19 agosto 2014, del Bimillenario della morte di Augusto. I marmi e i bassorilievi, sia sul lato occidentale sia su quello orientale, sono apparsi in tutte le sfumature cromatiche – l’oro, il rosso, il verde, il blu – che si presume avessero in origine: colori solo ipotizzati, ma dopo attente analisi di laboratorio e ricerche sull’uso del colore nell’architettura romana.

Ecco apparire le immagini di Enea e del Lupercale, quelli della Tellus, della Dea Roma e il grande fregio vegetale, in un’emozionante ritorno ai colori del passato che accomuna virtualmente la visione della grande folla di visitatori del 2014 a quella dei cittadini della Roma imperiale.

Quello che oggi vediamo, al posto del candore a cui eravamo abituati, non ha la pretesa di essere la realtà originale, ma quanto di più simile ad essa l’impegno artistico e scientifico di molti esperti e professionisti sia riuscito a produrre, secondo precisi criteri filologici e storico-stilistici. Non solo, la magia dei colori rivela, oltre a personaggi perduti – come Honos e Virtus, personificazioni delle virtù dell’onore e del valore civico e guerriero – l’originaria meraviglia cromatica, straordinariamente dinamica, del lussureggiante fregio vegetale, la parte più rilevante di tutto il ciclo scultoreo del monumento. Le molte specie rappresentate, riconosciute dagli esperti della facoltà di Botanica dell’Università Roma Tre, tornano vive nel rosa dei fiori d’acanto, il bianco del loto, il rosso delle bacche e delle rosacee, il viola degli iris, il blu o l’oro dello sfondo.

Le foto sono di Alec Scudder.