L’occhio: strumento primo dell’esperienza


Leonardo da Vinci. L'Autoritratto

Leonardo da Vinci. L’Autoritratto

L’aspetto fisico di Leonardo, giovane e anziano, è un’ipotesi che nel corso del tempo molti hanno tentato di verificare, ricercando il suo ritratto nelle sue stesse opere o in quelle di altri artisti. Ad esempio alcuni studiosi hanno creduto di riconoscerlo nel giovane in piedi all’estrema destra dell’Adorazione dei Magi agli Uffizi, nel David di Verrocchio al Bargello o nella figura di Platone nella Scuola di Atene di Raffaello ai Musei Vaticani.

Nell’enigmatico Autoritratto senile, databile al 1515 circa e conservato nella Biblioteca Reale di Torino, il viso, per chi osserva, è posto di tre quarti verso destra e lo sguardo sembra rivolgersi nella stessa direzione.  Di certo una postura delle pupille naturale e necessaria per un artista che voglia farsi un autoritratto e si osservi in uno specchio. È un fatto comunque che questo disegno fa ormai parte dell’immaginario collettivo tanto da identificare il genio toscano anche nei molti film che su di lui sono stati realizzati. Come lo sceneggiato televisivo italiano del 1971 Vita di Leonardo, del regista Renato Castellani, in cui l’artista, anziano dallo sguardo intelligente e con barba bianca fluente, era interpretato dall’attore francese Philippe Leroy. E c’è un Leonardo perfino in versione satirica nel cameo del film Non ci resta che piangere, in cui il grande inventore è alle prese con le provocazioni di Roberto Benigni e Massimo Troisi.

Intorno all’Autoritratto, inoltre, sono nate vere e proprie leggende, una delle quali narra che lo sguardo magnetico riprodotto abbia il potere di effondere una grande forza e che proprio questo prodigio abbia preservato il disegno dalle razzie naziste oltre alla decisione di trasferirlo segretamente a Roma durante la seconda guerra mondiale.

Anche la storia dell’attuale destinazione torinese del dipinto ha qualcosa di insolito: l’opera era parte di una vasta collezione di Giovanni Volpato, mercante d’arte e grande viaggiatore in tutta Europa, acquistata nel 1839 dal re collezionista Carlo Alberto di Savoia. Pare che Volpato, misteriosamente proprietario di tale tesoro, abbia chiesto un’enorme somma in cambio, 70.000 lire piemontesi, che il re riuscì a pagare, con lo sconto, suddivisa in otto anni.

Comunque, se è vero (com’ è vero perché lo dice lo stesso Leonardo), che l’occhio è il primo strumento dell’esperienza, anche i romani che non hanno ancora visto il capolavoro a Torino, o i turisti di passaggio, possono recarsi nelle sale di Palazzo Caffarelli ai Musei Capitolini. Perché Leonardo da Vinci e il suo sguardo magnetico sono a Roma, fino al 3 agosto, mentre nelle vicine sale della Pinacoteca Capitolina è presente anche la manifattura romana di Giovanni Volpato con pregiati biscuit, repliche in piccolo formato di celebri sculture classiche come il Galata morente, l’Ares Ludovisi, il Fauno Barberini.