Oasi preistorica


Elefanti con zanne di 4 metri, rinoceronti, ippopotami, cervi e daini, iene, lupi, cavalli, cinghiali ed uccelli acquatici. Parco nazionale del Serengeti? No, Casal de’ Pazzi, quadrante est della Capitale, e precisamente via Ciciliano, Museo Pleistocenico, inaugurato dal Sindaco Ignazio Marino il 30 marzo scorso.

Circa 200.000 anni fa qui scorreva un antico fiume, il cui letto asciutto oggi si può in parte osservare ritrovandosi all’improvviso in un paesaggio molto diverso da quello attuale: una preistoria scomparsa di grandi animali, mammiferi estinti, antichi vulcani e nostri antenati uomini cacciatori-raccoglitori, operosi creatori di strumenti di pietra sulle sponde del corso d’acqua.

Gli scavi della prima metà degli anni ’80 hanno portato alla superficie circa 4.000 reperti geologici, paleontologici ed archeologici, alcuni dei quali visibili all’interno del Museo. Sono fossili di animali e piante sparite o ancora presenti in altri ambienti o continenti, come le foglie fossili di Zelkova crenata – albero oggi diffuso intorno al Mar Nero ed il Mar Caspio – o resti di uri, antenati estinti dei bovini moderni, ed anche pietre scheggiate dall’uomo paleolitico ed un frammento di cranio umano. Alcune piante tipiche di un giardino pleistocenico possono essere osservate da vicino nello spazio verde intorno al museo mentre all’interno le proiezioni ricostruiscono la vita di uomini ed animali di allora.

Un posto fuori dal tempo che, nonostante in un lontano passato abbia conosciuto le estreme turbolenze dei cambiamenti geologici, appare oggi come una bella oasi di tranquillità e studio tra palazzi e auto metropolitani.