Punizione divina


Alalcomeneo, Fereos, Eudoro, Lisippo, Xanto, Argeo, Chione, Clizia, Melia, Ore, Lamippe, Pelopia. Sono alcuni nomi dei Niobidi, ovvero i figli di Niobe, nota figura del mito greco menzionata da molti autori antichi: nell’Iliade di Omero, nelle Metamorfosi di Ovidio, nelle tragedie oggi perdute di Eschilo e Sofocle.

Numerose rappresentazioni artistiche fin dall’antichità si sono ispirate a questa madre che, vantandosi della propria fertilità, provoca l’ira della dea Latona, la cui progenie annovera soltanto due figli gemelli. Ma non si tratta di fanciulli qualsiasi bensì di Apollo e Artemide, assoldati immediatamente dalla genitrice per una spietata vendetta. I numerosi figli e le numerose figlie mortali di Niobe non hanno scampo e cadono sotto le frecce dei rampolli divini. Una strage diligentemente perpetrata per genere: i maschi massacrati da Apollo, le femmine da Artemide.

L’incauta Niobe impazzisce dalla disperazione e ancora oggi (e per l’eternità) piange trasformata in pietra su un monte dell’Asia Minore, dove gli dei impietositi l’hanno trasportata.

Mito illustrato da grandi pittori e scultori, come Polignoto e Fidia, ne troviamo una rappresentazione anche nella  Sala Caldaie della Centrale Montemartini di Roma. Si tratta di un’opera in marmo dell’età Antonina, ispirata a un celebre gruppo tardo ellenistico, che decorava una residenza  lussuosa alle pendici del Gianicolo, nella zona odierna di Trastevere.

Niobide ferito