I Musei in Comune al convegno Comunicare il museo oggi: dalle scelte museologiche al digitale


Si è tenuto a Roma il 18-19 febbraio 2016 il Convegno internazionale di Studi Comunicare il museo oggi: dalle scelte museologiche al digitale, curato da Lidia Branchesi e Valter Curzi del Dipartimento di Storia dell’Arte e Spettacolo dell’Università La Sapienza di Roma. Sale sempre piene di pubblico e grande risonanza sui social (l’hastag #museoggi è entrato nella classifica dei trending topics) sono un segnale importante  del successo dell’incontro e di quanto questi temi siano significativi per gli addetti ai lavori, e non solo.

Musei in Comune è stato molto orgoglioso di partecipare e di riportare tante suggestioni, idee e stimoli interessanti che speriamo di tradurre in nuove iniziative e progetti per i nostri Musei.

L’appuntamento era denso di relazioni importanti (programma), frutto del lavoro di alcuni dei principali esperti e direttori di musei che hanno portato le esperienze più interessanti e all’avanguardia. Tutti hanno contribuito a porre l’accento sui temi più dibattuti in campo museologico, quali le scelte allestitive e comunicative, che discendono dal ruolo, dal senso e dalla funzione che il Museo deve avere.

È emerso con chiarezza, e più volte è stato sottolineato dalla ottima Lida Branchesi, che il Museo, oggi più che mai, ha una ruolo importantissimo nella trasmissione della conoscenza del patrimonio che conserva, patrimonio che è di tutti e come tale deve potere essere fruito e compreso da tutti. Il Museo diventa capace di generare cultura e conoscenza se è in grado di parlare a tutti i tipi di pubblico: esperti, non esperti, colti, non colti, giovani, stranieri, disabili, ecc… con programmi e proposte mirate.

Abbiamo ascoltato interventi molto significativi come quelli del nuovo direttore della Pinacoteca di Brera, James Bradburne, che ha illustrato la necessità di trovare il taglio giusto di un allestimento che esalti i materiali esposti, che valorizzi il contenitore  e che sia in linea con le esigenze di comprensibilità e fruizione di tutto i tipi di pubblico. Il tema della scelta delle didascalie, terreno di battaglia tra gli addetti ai lavori, è esemplare in questo senso.

Affascinante per la concentrazione di capolavori assoluti e per le diverse possibilità di percorsi-  brevi, più approfonditi, per gruppi – che offre,  il Museo dell’Opera del Duomo nel nuovo eccellente allestimento illustrato da Timothy Verdon è sicuramente da non perdere perdere, così come le nuove Gallerie dell’Accademia  illustrate da Giulio Manieri Elia.

Di altro tenore l’intervento di Stefania Tullio Cataldo sul nomadismo dei musei in Francia. Quanto mai attuale il tema del museo che esce “a cercare” i suoi visitatori, spostandosi in territori lontani dai centri culturali,  per lasciare stimoli culturali duraturi capaci di incidere su contesti sociali problematici.

Il pubblico dei visitatori e la necessità per il museo di intercettare nuova audience è al centro della relazione di Alessandro Bollo (Fondazione Fitzcarraldo) che in maniera efficace ci ha messo di fronte al fatto che il museo deve ripensarsi profondamente, individuando modi nuovi di coinvolgere il pubblico nella conoscenza del patrimonio.

Nel pomeriggio conclusivo dedicato a Comunicare il museo come? abbiamo ascoltato Giuseppe Ariano sul futuro del MuD e sul complesso percorso di apertura alla rete che sta affrontando il MiBACT; Giovanni Ragone del Digilab della Sapienza che ha illustrato le nuove prospettive tecnologiche da applicare alla comunicazione museale, così come Francesco Cochetti di CoopCulture sugli strumenti per il museo diffuso; Elena Bonacini ha fatto un intervento di denuncia sulla complicata situazione della Sicilia in materia di comunicazione culturale, portando, d’altro canto, la bella e positiva esperienza del Museo Salinas.

Di grande valore il progetto La vita delle opere, illustrato splendidamente da Antonella Gioli, Maria Elena Colombo, Maria Chiara Piva, Maria Beatrice Failla, che hanno dimostrato come la ricerca scientifica diventa valorizzazione e come può essere comunicata efficacemente attraverso strumenti digitali.

Dal canto nostro abbiamo voluto illustrare la vita digitale dei Musei in Comune  evidenziando  i punti forti e per noi più significativi della politica culturale del sistema:

  • piano di comunicazione unitario e integrato tra tutti i Musei
  • scelte di strumenti digitali non a tutti i costi, ma per obiettivi specifici e determinati
  • apertura e inclusione di tutti i tipi di pubblico attraverso proposte di alto livello scientifico, ma innovative e stimolanti
  • condivisione in rete e attraverso i social media del patrimonio dei nostri musei, della ricerca scientifica che vi si svolge e delle tante attività di valorizzazione che organizziamo.

Hanno tirato le fila Valentino Nizzo e Antonella Sbrilli che ha messo in evidenza, tra l’altro, come i dispositivi digitali stanno finalmente assumendo una loro dignità, al punto da essere considerati veicolo di trasmissione di contenuti scientifici almeno alla pari con le tradizionali pubblicazioni cartacee.

Il convegno è terminato con le considerazioni conclusive di Lida Branchesi , Valter Curzi e dell’ottima Nicolette Mandarano, che ha coordinato i lavori del pomeriggio e ha messo in evidenza, con l’intervento più applaudito, il valore del lavoro in questo campo: se i progetti di valorizzazione possono essere a costo zero, esperienza, capacità e professionalità  di chi ci lavora devono essere pagate.

Due giorni intensi e ricchi di spunti che hanno messo in evidenza il valore del museo  come riferimento non solo culturale, ma anche sociale e inclusivo. Un momento di riflessione e di apertura verso esperienze anche internazionali molto utile.