La libera testa di Agrippina Minore


Il luogo in cui venne alla luce sembra ne evochi già il futuro: nata nel 15 d.C. nell’accampamento militare del padre, ad Ara Ubiorum sulla sponda sinistra del Reno, in seguito Colonia Agrippinense e oggi  Colonia. A questo si sommi la stirpe decisamente nobile da cui proveniva: il padre Germanico (gens Claudia) è figlio adottivo dell’imperatore Tiberio, e in quanto tale destinato a succedergli, la madre, Agrippina maggiore (gens Iulia), è nipote di Ottaviano Augusto.

Il risultato è Giulia Agrippina, nota come Agrippina Minore, la quale non smentirà le sue origini: ambiziosa e autoritaria, moglie dell’imperatore Claudio e madre di Nerone, si mostra dotata di notevoli capacità politiche tanto da assumere un ruolo determinante nell’ultima fase della sua dinastia. Oltre a sposare l’imperatore, nonostante ne fosse la nipote, lo convince anche a designare come erede il proprio figlio di primo letto, Nerone, al posto di Britannico, figlio naturale di Claudio.

Tutt’altro che gratitudine le riserva Nerone, il quale, insofferente all’autorità materna, dopo varie vicissitudini, la fa assassinare in modo rocambolesco, riservandole una sepoltura senza onori in un luogo che, secondo Tacito, dovrebbe trovarsi  sulla costa dell’antica Bauli (Bacoli).

Augusta dell’Impero e massima sacerdotessa della dinastia Iulia, sono molte le testimonianze del grande prestigio acquisito in vita, tra cui il ritratto realizzato nella splendida pietra scura del deserto egiziano (grovacca del Wadi Hammamat o basanite), esposto per la prima volta a Roma alla Centrale Montemartini, grazie a un prestito temporaneo della Ny Carlsberg Glyptotek di Copenaghen. La testa di Agrippina è in mostra a fianco della statua di Orante – delle collezioni dei Musei Capitolini – a cui anticamente apparteneva e da cui un destino dispettoso l’aveva separata. Mentre la statua infatti era apparsa durante gli scavi per la costruzione dell’Ospedale Militare del Celio, senza testa e ridotta in frammenti, il ritratto era stato acquistato nel tardo Ottocento sul mercato antiquario romano per poi riapparire nel museo danese.

Le due sculture, della stessa pietra di colore grigio scuro con sfumature verdastre, seppure separate (l’Orante ha una sua testa ricavata da un calco) appartengono con tutta evidenza all’immagine unica di Agrippina Minore con le braccia aperte e in atteggiamento di preghiera secondo lo schema iconografico impiegato in età romana per raffigurare le sacerdotesse del culto imperiale. È probabile infatti, dato il luogo di ritrovamento, che l’imponente statua fosse in origine collocata nel grandioso Templum Divi Claudii al Celio, consacrato da Agrippina stessa al culto del marito.

Foto di Alessandra Ciniglio.