Un leone, tre monti e una stella


Borgo: dai giardini di Agrippina a via della Conciliazione

Area aperta sulla sponda occidentale del Tevere, gli Horti Agrippinae erano racchiusi tra il fiume, il colle Vaticano e il Gianicolo e comprendevano vari edifici di epoche differenti tra cui il grande circo di Caligola nel quale il figlio di Agrippina, terzo imperatore romano, aveva collocato un alto obelisco egizio, proveniente da Alessandria d’Egitto e risalente all’epoca della XII dinastia di Nencoreo (1991-1786 a.C.).  Si tratta dello stesso obelisco in granito rosso che dal 1586 si innalza per 25,5 metri al centro di Piazza San Pietro, dove è stato trasportato per volere di papa Sisto V.

Dopo Caligola, il circo e gli horti passano in eredità al nipote Nerone e, alla sua morte, cadono in abbandono lasciando spazio alle necropoli sorte in gran numero dopo il martirio di San Pietro, avvenuto proprio qui. Da allora quest’area cambia destino, divenendo luogo di pellegrinaggio, mentre l’intera città da capitale dell’impero si trasforma in cuore della cristianità, il cui simbolo è la grande basilica in onore di San Pietro, la cui costruzione inizia per impulso dell’imperatore Costantino.

Nel IX secolo Leone IV trasforma la zona in cittadella fortificata, un Borgo medioevale, una Spina incuneata nella città, che all’inizio del XVI secolo raggiunge il culmine della prosperità con sfarzosi edifici per aristocratici e alti prelati, eleganti palazzetti borghesi e una nuova strada, Via Alessandrina, aperta durante il Giubileo del 1500, da papa Alessandro VI Borgia. Nel 1657 la Basilica di san Pietro è completata dal Colonnato del Bernini, due ali aperte per dare il benvenuto ai pellegrini di tutto il mondo che tuttavia creano anche molti problemi di affollamento. Numerosi progetti urbanistici, tra cui quello di Carlo Fontana e di Giuseppe Valadier, cercano di risolverli assicurando allo stesso tempo una maggiore visibilità al più importante simbolo della cristianità.

Idee che divennero fatti solo dopo la firma dei Patti Lateranensi del 1929, materializzando la volontà conciliatrice di Mussolini e Pio XI : l’8 ottobre 1937, solo un anno dopo l’inizio dei lavori progettati dagli architetti Marcello Piacentini e Attilio Spaccarelli, la spina non esiste più e al suo posto scorre via della Conciliazione rivelando tutta la grandiosità della Basilica fin da Castel Sant’Angelo. Alcuni edifici sono risparmiati, alcuni demoliti e ricostruiti, altri distrutti e persi per sempre, la maggior parte degli abitanti deportati nelle borgate.

La storia del quattordicesimo rione di Roma e della sua “Spina” è raccontata fino al 20 novembre nella mostra La spina. Dall’agro Vaticano a via della Conciliazione, a Palazzo Caffarelli dei Musei Capitolini, non mancare di affacciarsi alla terrazza omonima da cui si vede tutta la città compresa la ex Spina e il “cupolone”.