Le Donne in Arte dei Musei in Comune


8 marzo 2017, festa internazionale della donna. Abbiamo deciso di omaggiare tutte le donne raccontando le storie di alcune #donneinarte presenti nei Musei in Comune Roma. Donne che dipingono, ma anche donne dipinte: con il nostro racconto abbiamo cercato di descrivere a tutto tondo l’universo femminile in tutte le sue forme e colori. Buona lettura e buon 8 marzo a tutte!

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Giuditta che decapita Oloferne [particolare] di Artemisia Gentileschi in mostra al Museo di Roma – Palazzo Braschi

Non è di bellezza che parliamo, se il tema è Artemisia Gentileschi. Non sono belle le sue donne, bensì forti e coraggiose; dunque anche affascinanti, indubbiamente, ma più per il carattere che esprimono e la grinta che trasmettono. Perfino il suo aspetto di giovane donna non corrisponde esattamente ai canoni leggiadri e vagamente eterei della bellezza femminile del suo tempo (ma, verrebbe da dire di ogni tempo, ahimè). Artemisia non è una donna fragile. Non si spezza sotto i colpi di un destino segnato e già derubricato a vicenda minore, familiare, tutta chiusa nelle mura di uno studio – quello paterno – per tutt’altra ragione conosciuto nella Roma del Seicento. Disegna e dipinge cose da uomini, intrattiene rapporti professionali di altissimo respiro con il gotha della cultura scientifica e letteraria dell’epoca; ama con passione e mantiene saldo il timone della propria vita e di quella dei suoi figli, per una lunga stagione di straordinario successo, tra Roma, Firenze e Napoli. Riesce perfino a congedarsi dal padre, recandosi da lui in Inghilterra e accompagnandone così la ormai prossima fine, con un gesto di clemenza e riconciliazione degno dei più grandi ‘Uomini Illustri’ della tradizione storica. Non è di bellezza che parliamo. Molto di più.

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Donna bionda di spalle di Giorgio de Chirico nel Museo Carlo Bilotti

Nella Donna bionda di spalle/Femme blonde de dos di Giorgio de Chirico viene riconosciuta la seconda moglie dell’artista, la russa Isabella Pakszwer, in arte Isabella o Isa Far. De Chirico la conobbe nel 1930, appena sposato con Raissa Gurievich. Fu un vero colpo di fulmine che determinò la fine del primo matrimonio e l’inizio di una nuova relazione, che si rivelò duratura. Isabella amministrò con pugno di ferro la vita dell’artista, le sue frequentazioni, il suo tempo e le sue risorse economiche. Si racconta che amasse i gioielli e che ne portasse sempre con sé in borsa per il piacere di toccarli. De Chirico nelle Memorie della mia vita, giudica l’averla conosciuta  una grande fortuna e una grande felicità, e Isabella , non si sa quanto sinceramente o quanto ironicamente, la persona più profondamente intelligente che io abbia mai incontrato nella mia vita.

 

 

 

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Ritratto di Paolina Bonaparte di François Kinson nel Museo Napoleonico

Sebbene non abbia avuto nell’epopea napoleonica un ruolo importante e ufficiale come quelli ricoperti da Elisa e Carolina, Paolina Bonaparte fu la sorella più amata da Napoleone e non mancò di dimostrargli la sua fedeltà, unica a seguirlo nei giorni difficili dell’esilio all’isola d’Elba. Nel 1803, il matrimonio con il principe Camillo Borghese la condusse a Roma, dove venne accolta con tutti gli onori. Irrequieta e amante dello sfarzo e della vita di corte parigina, tuttavia, la principessa abbandonerà presto l’Urbe e il consorte per assistere all’incoronazione del fratello, non facendo ritorno nella città eterna per tutto il decennio della parabola imperiale e vivendo, di fatto, separata dal marito. Ricordo indelebile di questo primo e fugace soggiorno romano rimane la scultura di Canova conservata alla Galleria Borghese, che raffigura un’ammaliante Paolina nelle vesti di Venere vincitrice. Rispetto al capolavoro canoviano, le opere e gli oggetti esposti al Museo Napoleonico restituiscono un’immagine della principessa più intima e quotidiana. Il ritratto attribuito a Francois-Joseph Kinson è privo della solennità che caratterizza le effigi ufficiali dei membri della famiglia imperiale e si concentra sulla resa dell’inquieta e malinconica personalità di Paolina. Il Taccuino rilegato in marocchino rosso e altri oggetti di uso personale e quotidiano, come le pantofole di seta ricamata d’oro di raffinata fattura parigina e il lenzuolo in batista di cotone – tutti contrassegnati dal monogramma delle principessa – richiamano una dimensione privata e affettiva. Dopo la caduta dell’impero, la Bonaparte fece ritorno a Roma; qui, nel 1816, acquistò una villa nei pressi di Porta Pia, in precedenza appartenuta alla famiglia Sciarra e che oggi ospita l’Ambasciata di Francia presso la Santa Sede. Provengono dalla villa, che prese ilo nome dalla principessa, l’elegante toeletta in radica di noce, ebano e bronzo dorato, realizzata tra il 1802 e il 1804 circa dall’ebanista parigino Biennais, e lo specchio da viaggio in mogano intarsiato d’argento, testimonianza della raffinatezza degli arredi della residenza della principessa. L’amenità dell’ultimo rifugio romano di Paolina è evocata dal significativo nucleo di acquerelli e gouache con le vedute della villa, opera di artisti italiani e stranieri tra i quali il romano Alessandro Castelli e il fiammingo Jodocus van den Abeele. Solo nell’ultimo periodo della sua vita, gravemente malata, la principessa si riavvicinò a Camillo Borghese che, grazie all’intercessione del papa Leone XII, la accolse a Firenze. Nella città toscana, Paolina morì nel giugno 1825.

 

Pietro Canonica 'Donna Franca Florio' (1904)

Donna Franca Florio di Pietro Canonica nel Museo Pietro Canonica

La scultura, opera di Pietro Canonica, è tra i più noti capolavori custoditi nel museo dell’artista a Villa Borghese. Essa è stata realizzata dallo scultore nel 1904, in marmo bianco patinato, su committenza di Ignazio Florio, marito di Franca Paola Jacona di San Giuliano, donna bellissima, adulata ed amata da artisti come D’Annunzio e Boldini, e da tutti considerata la ‘Regina di Palermo’. In quel tempo i Florio erano a capo di un vero impero economico, che comprendeva la Società di Navigazione Italiana, cantieri navali, banche, industrie, saline, tonnare, cantine vinicole. Franca Florio, sposata dal 1893 con il  conte Ignazio junior, era celebre  negli ambienti dell’alta società italiana per la sua bellezza ed eleganza, ed era la indiscussa protagonista dei principali appuntamenti mondani del suo tempo. Personaggio rappresentativo di un’epoca, Franca Florio  collaborò insieme al marito Ignazio ed al cognato Vincenzo , ideatore della celebre corsa automobilistica  ‘Targa Florio’ nel 1906, alla sprovincializzazione di Palermo e al suo inserimento tra le più vivaci città europee nei primi anni del secolo scorso. Pietro Canonica, con la sua consueta abilità di ritrattista, ha saputo cogliere il carattere forte e orgoglioso di Franca, immortalandola in una posa di altera e aristocratica eleganza. L’opera è stata esposta per la prima volta alla  X  Esposizione Internazionale d’Arte della Città di Venezia nel 1912.

 

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Ritratto di Isabella di Cipriano Efisio Oppo nel Museo della Scuola Romana

Il dipinto rappresenta Isabella Girelli, moglie di Cipriano Efisio Oppo, figlia della Contessa Mangani, una donna forte ed autoritaria (nel 1870 fece spostare dalle sue vigne alla Batteria Nomentana i cannoni piemontesi che bombardavano Porta Pia perché rovinavano il raccolto e il generale La Marmora obbedì senza fiatare), Isabella sviluppò un carattere ribelle e anticonformista.  Giovanissima, si iscrisse contro il parere della famiglia all’Accademia di Belle Arti di Roma, luogo considerato dalla buona borghesia romana « licenzioso » a causa delle nudità maschili e femminili dei modelli, che  gli allievi dovevano copiare. Cipriano e Isabella si conobbero negli ambienti della Secessione Romana alla vigilia della prima guerra mondiale. Un’amicizia senza risvolti sentimentali; all’epoca, Oppo  conviveva con la « Musa » della bohème artistica romana, la pittrice Deiva de Angelis. Di ritorno dal fronte, per il quale era partito volontario e dove era stato ferito durante un assalto alla baionetta contro un trincea austriaca, il rapporto tra Oppo e la De Angelis si interruppe bruscamente. Nel 1918 Oppo si trafersce nello studio di Villa Strolh-Fern, dove rincontra Isabella. Nel giro di pochi mesi spariscono tutti i ritratti che Oppo aveva fatto alla De Angelis  e nel 1920 realizza il primo ritratto di Isabella (« Ritratto della fidanzata », oggi nella collezione della Galleria Nazionale di Arte Moderna). Sarà il primo di una lunga serie di opere – tra le quali questo «Ritratto di  Isabella» –  dedicate alla donna che da lì a poco diventerà sua moglie e che gli darà tre figli: Ottavio, Eugenia e Luciano. Fu un matrimonio felice, all’insegna di una grande intesa intellettuale. Ritmicamente segnato da fitte corrispondenze nel corso dei numerosi viaggi di Oppo all’estero e dalle molte poesie che  l’artista dedicò alla moglie, resterà saldo nella buona e cattiva sorte, passando dagli anni agiati del Fascismo, alla tragedia della seconda guerra mondiale e della guerra civile che vide i figli schierati su fronti opposti.Isabella si spegnerà a Roma nel 1972, 10 anni dopo la morte di Cirpiano.

 

 

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Il dubbio di Giacomo Balla della collezione della Galleria d’arte moderna di Roma

La moglie Elisa è uno dei soggetti prediletti da Giacomo Balla che la ritrae sovente in dipinti di carattere intimista, tutti esperimenti luministici e dal taglio diagonale dell’immagine che evoca la foto alla moda di inizio secolo.  Sposata nel 1904, Balla incontra la futura moglie in casa dell’amico Alessandro Marcucci che descrive la sorella come “creatura dolce e virtuosa che affrontava le durezze di un’esistenza fatta di lavoro e rinunce”. Elisa – sensibile all’arte – ben presto cominciò a nutrire per Balla un sincero affetto.