Paesaggi mentali


Monegia, Monèglia in italiano, è un borgo di poche migliaia di abitanti nella Liguria di levante. Bel nome per un paese, che evoca immediatamente il precipizio della montagna sul mare con le sue profumatissime piante grasse e i pini.

È stata molto importante per la sua posizione di passaggio sull’antica Via Aurelia tanto che nel 1284 le sue navi, alleate della Repubblica di Genova, hanno preso parte alla Battaglia della Meloria, vittoriose contro Pisa.

La prima e la seconda guerra mondiale le hanno portato molte tragedie e perdite umane tra cui quelle provocate dai bombardamenti aerei lungo la linea ferroviaria Genova-La Spezia che hanno costretto gli abitanti a rifugiarsi proprio nelle gallerie della strada ferrata che oggi, con un tragitto molto suggestivo, sono utilizzate come strada litoranea.

Qui la cultura è nell’aria non solo perché camminando s’incontra la casa natale di uno dei più grandi esponenti del Manierismo italiano, Luca Cambiaso, ma anche perché il golfo del Tigullio ha ospitato molti esponenti del mondo letterario e artistico tra cui Ernest Hemingway, Ezra Pound, W.B. Yeats.

Nell’estate del 1921, il pittore Carlo Carrà qui si è ritrovato a contatto col mare, all’epoca ancora libero da auto e gitanti: “tra le rupi solitarie e i vasti cieli della Liguria” nella lettura dello storico dell’arte Roberto Longhi. E questo incontro assume la forma, tra altre struggenti marine, dell’olio su tela Marina a Moneglia del 1921, che sembra testimoniare i suoi anni più felici.

Lo possiamo osservare oggi, tra altri Capolavori del ’900 italiano di Sironi, Martini, Ferrazzi, de Chirico, Savinio, Soffici, Rosai, Campigli, Marini, Pirandello e Scipione, nella mostra Stanze d’artista alla Galleria d’Arte Moderna di Roma.

Carlo Carrà, Marina a Moneglia, 1921

Carlo Carrà, Marina a Moneglia, 1921