Le fatiche dell’anima


Al contrario di altri racconti mitologici, quello di Psiche si può considerare a lieto fine. Dopo infinite prove,  la povera fanciulla, colpevole solo di essere straordinariamente bella, riesce a conquistare la sua parte di felicità e non solo nella precaria esistenza terrena.

A darle molto filo da torcere è Afrodite, invidiosa della sua bellezza e gelosa dell’amore che suscita nell’animo del figlio Eros.

Per vendetta, la dea le impone una serie di difficilissime prove che culminano nella richiesta di scendere agli inferi per domandare a Persefone, regina dell’Ade, una piccola porzione della sua bellezza.

Aiutata da caritatevoli complici, Psiche riesce a superare anche questo difficile compito e quindi a riconquistare l’amato Eros, mettere su famiglia e perfino guadagnarsi l’immortalità.

A partire dalla biga alata di Platone, nel corso del tempo l’idea di anima alla perigliosa ricerca dell’immortalità si è materializzata nell’irrequieta Psiche di Apuleio, mescolando elementi di mitologia e filosofia della Grecia classica con le antiche storie orali berbere.

Un racconto affascinante che ha ispirato un gran numero di opere d’arte a partire dall’età ellenistica fino ad Antonio Canova ed oltre. Tra queste, la Psiche punita di Palazzo Nuovo, in cui la giovane, vestita di una lunga tunica a pieghe morbide, sembra impaurita, come fosse inseguita. La scultura di età adrianea, di marmo lunense, è stata ritrovata a Villa d’Este e donata ai Musei Capitolini da papa Benedetto XIV nel 1753. Nello stesso Museo, Psiche è ancora protagonista, questa volta però di un appassionato abbraccio dell’amato. Nella camera da letto del Casino Nobile di Villa Torlonia ecco invece Psiche portata in cielo dai venti.