La Second Life di Umberto Broccoli


Cambiano i nomi ma le Istituzioni rimangono.
Così esordisce il Sovrintendente ai Beni Culturali del Comune di Roma Umberto Broccoli nella sua prima uscita pubblica in occasione di una prestigiosa mostra come quella dell’Apollo di Mantova.
Apollo, Aplu, noto anche in etrusco, una divinità trasversale, un buon esempio di trasversalità – dice – divinità del pntheon greco emigrato nel pantheon romano, transitato per il pantheon etrusco. Un esempio quasi politico di continuità  che fornisce un bel nesso di discussione. E’ fondamentale, nell’interesse della cultura, dare una linea di continuità al lavoro che sto cercando di fare in sovrintendenza. Sono arrivato da un mese e questa è l’occasione per poter dire quelle che sono anche le linee dell’ufficio prestigioso della sovraintendenza comunale. Non vi sembri irrituale questo mio parlarne qui, in occasione di questa mostra, ma si tratta di un evento che va inquadrato in un piano generale che ho trovato e che desidero portare avanti -.
E mentre il suo sguardo verso il pubblico in sala si accende, dichiara che uno degli elementi essenziali di questo nuovo incarico è la comunicazione.
– E’ chiaro che pesco nell’altra mia vita, una vita che mi fa uomo di comunicazione. – E aggiunge come prima del suo ruolo nell’amministrazione comunale quella che era la prima vita ora sia diventata la seconda.
– Ci sono persone che hanno doppie, triple vite familiari, io ho doppie triple vite professionali – ammicca ironico.  – Ieri per radio, in trasmissione, ho dato la notizia di questa mostra e della sua importanza come linea di continutà in un ambito di scambi per cui un capolavoro parte, l’altro viene da noi, generando uno scambio tra Mantova e Roma, la città “ospitando” (l’Apollo di Mantova). Perchè il gerundio: ospitando? Perché dà il senso del divenire e lascia intendere che qualche cosa succederà ancora. Parlandone per radio ieri mi sono reso conto della potenzialità di questo tipo di operazione in un momento in cui i musei sono in decremento, c’è la crisi. Si, c’è la crisi del turismo che s’inquadra nella crisi più generale dell’economia,  ma dire che questi musei non sono frequentati o sono frequentati meno può essere quantomeno azzardato -.

Poi fa riferimento all’impeccabile catalogo della mostra curato da Palombi, un ottimo esempio di qualità di comunicazione, con una definizione di Papini molto dotta della statua che accompagnerà la mostra e sottolinea come sia nelle sue intenzioni lavorare sempre più sul versante della comunicazione.
Perché c’è bisogno di capire, di conoscere e c’è bisogno di conoscere in maniera semplice. Ai miei colleghi archeologi ho suggerito di eliminare termini come la “fistola plumbea” che sa di malattia e non interessa a nessuno. Del resto se comunichiamo per tutti noi, dobbiamo scegliere una forma semplice di comunicazione, differente dal facile, che non significa, come alcuni pensano, volgarizzare. I musei devono essere semplici, come del resto lo sono in tutta Europa, in America, in Inghilterra, con un intento puramente didattico, perché nei musei non ci si può annoiare. Il primo grado della conoscenza passa per il toccare le cose: il bambino prende l’oggetto e lo porta alla bocca e se teniamo presente quest’immagine possiamo lavorare in questa direzione con un’ottica diversa -.
Si sofferma ancora sulla comunicazione affermando come essa sia fondamentale per la conoscenza, elemento primario della tutela. – Soltanto se le cose si conoscono si possono tutelare. Diversamente diventano reliquie e francamente a me le reliquie mettono paura perché distaccano. La reliquia è bene che esista in quanto reliquia, vale a dire una testimonianza di qualcosa di scianto prima di noi, ma la “fistola plumbea” scianta non è. “Scianta fistula” non l’ho ancora conosciuta nel Martirologio dei santi -. E conclude che intende debellare quanto prima questa malattia infettiva dal mondo di questa nostra archeologia.

Tra i ringraziamenti si sofferma sugli sponsor:  – Benvengano gli sponsor soprattutto se sostengono un’operazione di questo tipo, ché lo Stato e il Comune riescono a fare sempre meno perchè soldi ce ne sono sempre meno. – Non olet! – esclama, citando “Pecunia non olet”, l’episodio narrato da Svetonio sulla vita di Vespasiano.
Conclude dicendo che si aspetta osservazioni critiche da parte del pubblico sul suo operato: noi siamo un servizio pubblico e di pubblico dobbiamo vivere, con il pubblico ci dobbiamo confrontare e se il pubblico non capisce quello che facciamo la colpa non è sua ma nostra.

Dopo la conferenza mi fa una promessa. In occasione degli eventi dedicati all’arte che organizzeremo in Second Life, lui metterà a nostra disposizione la sua voice di comunicatore della sua seconda vita.
E la comunicazione a cui egli tiene si estenderà anche al metaverso e al web 2.0.