Ironia, creatività, ingegno: il cocktail di Munari


La mostra dedicata a Bruno Munari al Museo dell’Ara Pacis è bellissima. Si percorre sorridendo. Ogni oggetto, ogni appunto del Maestro procura quel sorriso che scaturisce dalla percezione di un messaggio gioioso che proviene da una mente aperta a tutte le soluzioni, e che riesce a mantenere uno sguardo senza pregiudizi. LIbero, disincantato, a volte irriverente, ma concreto e reale, capace di trasformare il niente in tutto, senza lasciarsi corrompere da sogni improduttivi e voli pindarici.
Saper vedere per poi progettare è un concetto che trapela con forza e in questo momento sociale in cui si guarda ma non si vede: Munari ci regala la possibilità di un ripensamento, di una via d’uscita per riacquisire la libertà interiore.
“Ho cercato d’insegnare agli altri a vedere l’arcobaleno di profilo” diceva. Era un invito a individuare un’altra prospettiva, spostandosi fisicamente ma anche mentalmente, scrutando ogni cosa da altri punti di vista, oltre le consuetidini e domandandosi sempre: “Ma non si può fare in un altro modo?”.

Questa mostra va vista. Gustata. Ripercorsa e meditata. Nei prossimi giorno ci tornerò su, proponendo video e fotografie che ho scattato, perchè il discorso è ampio, enorme ed ogni elemento esposto è spunto di riflessioni che ci portano altrove.
Oggi vi propongo l’introduzione del Sovraintendente Umberto Broccoli che ieri pomeriggio ci ha accompagnati per le sale dell’Ara Pacis. Stimolante come un buon comunicatore sa essere, Broccoli invita tutti a non perdere l’occasione di leggere, ascoltare, visualizzare, rielaborare, il messaggio di Bruno Munari.

(Il video creava un problema tecnico. Sarà disponibile appena possibile)