La versione di Shakespeare


Come t’avevo fatto giuramento,
signora, ed obbediente al tuo comando
– cui l’amore mi fa sacro dovere
di obbedire – ti do questa notizia:
Cesare intende far ritorno a Roma
attraverso la Siria; entro tre giorni
manderà innanzi te con i tuoi figli.
Fa’ di questa notizia il miglior uso:
io ho tenuto fede alla promessa
ed al tuo gradimento.

Così Publio Cornelio Dolabella rivela a Cleopatra le reali intenzioni di Cesare Ottaviano: condurla a Roma come un trofeo di guerra da esibire nonostante le promesse di un dignitoso trattamento dopo la sconfitta di Azio e il conseguente asservimento del regno tolemaico d’Egitto a Roma. L’orgogliosa, fiera e astuta regina dei Tolomei evita l’ultima umiliazione dandosi la morte dopo aver eluso la stretta sorveglianza a cui è sottoposta con la complicità delle sue devote ancelle, che ne condividono la terribile sorte.

Il destino di Cleopatra sembra ancora sospeso nell’opera di Guercino (Cleopatra e Ottaviano 1630-1649 circa), conservata nella Pinacoteca dei Musei Capitolini, in cui le espressioni dei due avversari mostrano perplessità e supplica, sentimenti che negli avvenimenti successivi saranno contraddetti dai fatti.

Questo almeno è il punto di vista di Shakespeare nell’ultimo atto, il quinto, della sua tragedia storica, portata in scena per la prima volta tra il 1607 e il 1608, che insegue le intricate vicende di Antonio e Cleopatra tra molte ambientazioni e tre continenti Europa, Asia, Africa, da Roma ad Alessandria alla Sicilia, alla Siria. In scena due culture e due mondi con la partecipazione di numerosi personaggi tra cui il grande antagonista Ottaviano Augusto, triumviro con Marco Antonio e Lepido e futuro primo imperatore di Roma.

Tragedia d’amore, lotta interiore tra passione e ragione, dramma storico perdono nel testo di Shakespeare la loro concretezza divenendo eventi e sentimenti ambigui e inafferrabili mentre, al di là di ogni regola teatrale e filologica, la scena migra nel regno della libertà espressiva mescolando spazi e tempi, farsa e tragedia. Unico epilogo possibile è la morte, in grado di liberare i protagonisti da dubbi e incertezze mentre nel mondo allora conosciuto trionfa il potere freddo e calcolatore di Ottaviano e con lui Roma e il suo immenso impero.

Nel corso del tempo, tante le trasposizioni teatrali della celebre vicenda storica e numerose le immagini che hanno trasmesso ai posteri l’aspetto presunto della regina, ne troviamo esempi alla Centrale Montemartini nell’enigmatica scultura di età ellenistica Testa di principessa tolemaica come Iside ed ancora ai Musei Capitolini nella meravigliosa Cleopatra di Guido Reni (1640-1642).

È del 1840 L’incoronazione di Antonio e Cleopatra un affresco di Luigi Fioroni nella camera egizia del Casino Nobile di Villa Torlonia.